“fare” un progetto di bonifica (qui semplifico considerando sia progetto preliminare che definitivo) significa “leggere” i risultati del piano di investigazione (presentato nel Piano di Caratterizzazione del Sito) per arrivare alla stima dei volumi contaminati (quando è possibile e/o necessario proprio per l'entità dell'inquinamento), e per definire la migliore tecnologia da applicare, sulla base anche di risultati di test pilota.
La realizzazione del cosiddetto “modello concettuale” permette di definire lo stato qualitativo ambientale del sito, in modo da rimarcare le problematiche che dovranno essere risolte.
Forse sono stato uin po' astratto, ma il D.M. 471/99 pur con le sue pecche (ad esempio limiti troppo ristretti per alcuni parametri), in allegato riporta tutta la documentazione necessaria per la stesura di PdC, PP e PD.
Mi sto rendendo conto che per molti colleghi (forse i più anziani?) il ramo “ambientale” non è considerato come attività per geologi: al di la del personale dispiacere per questa sottovalutazione, vorrei spiegare che in realtà il D.M. 471/99 ha aperto nuove possibilità.
Io ho cominciato per caso dopo la laurea (all'università non mi avevano neanche spiegato cosa fosse un piezometro, o un impianto di bio-venting, e mi sono laureato a Milano!) e ormai da 4 anni mi occupo quasi esclusivamente di questo.