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OP
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Devo intervenire su un versante messo a nudo da un incendio e dove è in atto una forte erosione areale; inoltre c'è il rischio di scalzamento alla base per alcuni blocchi di lava leucititica. Tra i vari tipi di intervento ho preso in considerazione la semina di erbe che con le loro radici possano stabilizzare la coltre superficiale. Qualcuno sa dirmi che tipo di erbe utilizzare? Non c'è il rischio di "inquinamento" della flora introducendo una pianta estranea all'ambiente vulcanico? Grazie.
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Premetto che il mio nn è un consiglio da esperto ma ho fatto giusto un piccolo corso di ingegneria naturalistica. I suoli vulcanici presentano generalmente una buona fertilità, a cui si adattano bene le graminacee e le leguminose utilizzate in questi intervente; credo che la soluzione ideale rimane quella di utilizzare specie autoctone, che non danno problemi di competizione con la biocenosi circostante e inoltre fortemente adattate all'ecosistema locale. Chiederei consiglio ad un ecologo o un agronomo della zona che conosce bene il territorio di riferimento. Inoltre, se l'intervento lo deve fare tra breve, visto l'avvicinarsi dell'inverno, devi fare attenzione alla fenologia delle specie che usi; eventualmente prevedere delle coperture di paglia che aiutino la germinazione e l'uso di geostuoie biodegradabili per contenere l'erosione prima che le erbette attecchiscano. Inoltre verificherei l'eventuale necessità di qualche intervento al piede, magari prevedendo un intervento leggero come un gradone solo di talee.
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"Campa cavallo mio che l'erba cresce"" !!!!
Con davanti un inverno, che certo non favorisce lo sviluppo vegetativo sia delle piante erbacee che arbustive, interverrei subito con le semplici ma efficaci opere di sistemazione d'idraulica agraria che si usano per contrastare l'erosione nei campi seminati a grano.
Ossia con solchi a giropoggio distanziati una trentina di metri, tanto per cominciare, da infittire poi se tale distanza risultasse insufficiente.
Per quanto concerne le sementi delle essenze vegetali erbacce autoctone un sistema che a me ha dato ottimi risultati (in cave d'argilla pliocenica) e che oltretutto è di costo pressocchè nullo è stato quello d'impiegare il fiorume del fieno, ossia la spazzatura dei fienili locali.
Bisogna però essere certi che il fieno provenga da prati pascoli spontanei (cioè non da prati coltivati ad erba medica perchè questa ha radici fittonanti e non fascicolate).
Occorre poi preparare quando il terreno è gelato un letto di semina con una lavorazione molto superficiale e se la pendenza non permette l'impiego di seminatrici o se il fiorume ne intasa gli uggelli si seminerà a mano molto fittamente .
Coprire poi molto bene e mettere qua a là degli spaventapasseri o gli equivalenti dissuasori elettronici.
Essendo questi ultimi attrezzi di costo elevato e dovendoli impiegare una sola volta non è il caso di acquistarli ma piuttosto di chiederli in prestito agli Assessorati provinciali all'agricoltura (ufficio Caccia e Pesca).
Il problema più grosso sarà trovare chi sa ancora seminare (bene) a mano.
Per questo tipo di problemi ottimo è il libro di Giuseppe Gisotti "Geologia e Pedologia nell'assetto del territorio" Edagricole ( Bologna 1983) anche perchè Giuseppe è laureato in sia in scienze forestali che in scienze geologiche e tratta la pedologia senza ricorrere alla terminologia scostante tipica di questa scienza.
Buon lavoro
Antonoio Scaglioni
Geologo dal 13.03.1963
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