Cari tutti,
grazie mille per i commenti sull'interessante quesito.
Il lavoro che descrive il processo di formazione dell'Appennino in funzione della subduzione nella maniera più completa ed esauriente è il seguente:
A. Malinverno & W.B.F. Ryan (1989) - Extension in the Tyrrhenian Sea and shortening in the Apennines as result of arc migration driven by sinking of the lithosphere. Tectonics, 5, 227-245.
la persona che ho trovato più strenua nel difendere il concetto della subduzione, almeno fra i geologi italiani, è il prof. Carlo Doglioni dell'Università "La Sapienza".
Un'altra linea di pensiero è quella di John Platt, secondo cui l'evoluzione del Mediterraneo sarebbe guidata dalla riassimilazione nell'astenosfera di una radice litosferica ispessita, vedi il lavoro:
J.P. Platt & R.L.M. Vissers (1989) - Extensional collapse of thickened continental lithosphere: a working hypothesis from the Alboran Sea and the gibraltar Arc. Geology, 17, 540-543.
La mia opinione è che non è vero che se si toglie la subduzione non ci sono altri modi per spiegare l'Appennino. Interessantissima, anche se in alcuni aspetti opinabile, è la proposta di Carey (Terra in espansione). La subduzione non è che uno dei poissibili meccanismi deformativi. Personalmente non sono uno dei più accaniti sostenitori di questo processo: anzi, mi piace spesso pensare a possibili soluzioni alternative (e in questo riconosco l'originalità di Carey). Ciò che davvero mi interessa è che, qualunque sia il modello proposto, esso riesca a spiegare in maniera soddisfacente l'architettura orogenica così coma la possiamo ricostruire con rilevamenti accurati.
Ancora, come sempre, grazie per la vostra attenzione
Enrico Tavarnelli