Georghit, io lavoro in Olanda ovviamente con colleghi olandesi e da altre nazioni europee (tedeschi, francesi, inglesi, inglesi+scozzesi, spagnoli e polacchi). Per darti un'altro termine di confronto, il mio unico collega italiano ha un PhD da un universita` britannica.
Tutti i miei colleghi hanno studiato in nazioni dove le universita` sono costruite piu` o meno sul modello anglosassone e dove esiste un forte link atenei-ricerca-mercato. Questo si traduce in curricula che riflettono l'evoluzione reciproca della ricerca e del mercato applicativo, una costante presenza del mondo del lavoro (sia questo petrolifero, ambientale/geotecnico o puramente ingegneristico) nella disponibilita` di tesi, di borse e di reclutamento alla fonte stessa, cioe` l'ateneo
Esempio per il primo punto, l'insegnamento di interpretazione sismica basica anche a coloro che vogliono essere reservoir engineers, o fisica delle roccie sia per futuri geofisici sia futuri geotecnici. Esempio punto due, la compagnia dove lavoro esamina potenziali impiegati fra i neolaurendi nelle universita` locali una volta all'anno e piu` o meno regolarmente in altre nazioni (Scozia, Polonia, Nigeria, Germania). Ibidem per altre compagnie in tutto il mondo (ENI chiaramente no, a mia conoscenza).
Per tutti quelli che ora vorrano saltarmi sulla schiena e dire che cosi` facendo si crea una pericolosa dipendenza della ricerca da interessi corporativi rispondo..sara` anche vero ma in generale funziona dando know-how opportuno e lavoro
Vengono insegnati i software che si utilizzano costantemente nel mondo lavorativo per ogni specializzazione e si insegna prima di tutto l'interdisciplinarita`.
Fammi fare un esempio pratico su quello che accade intono a me ogni giorno. Arriva un nuovo progetto dove ci viene chiesto di rivalutare un reservoir che alla luce dei nuovi prezzi potrebbe essere ora economico, piu` la valutazione di potenziali prospetti all'intorno.
Viene formato un team con
-Geofisico
-Geologo
-Petrofisico
-Reservoir Engineer
-Boss che si prende il merito :rolleyes:
Io, geofisico, ricevo al lunedi` la mia sismica 3D a riflessione, diciamo 100 Km2 fino a 5 secondi, piu` tutti i dati di pozzo (logs, markers, tst di produzione, etc etc) se esistono. Passo due giorni a fare il quality control dei dati che mi arrivano, poi carico tutto sulla mia workstation. Nel frattempo, il collega petrofisico (in generale un altro geologo) fa lo stesso coi logs e coi markers. L'ingegnere, ovviamente, si diverte coi suoi dati di produzione. Il geologo guardo i logs e cerca di riscostruire l'ambiente ed iprocessi sedimentari del reservoir.
Al venerdi` conveniamo tutti assieme, correliamo sui logs i markers delle formazioni da un pozzo all'altro ed identifichiamo quali siano i reservoirs e si decide col geologo quali siano le formazioni di cui ha bisogno per costruire il suo modello.
Lunedi` mattina mi siedo alla workstation e passo diciamo una settimana ad interpretare gli orizzonti sismici delle varie formazioni richieste e le faglie. Quando sorge un dubbio, torna dal geologo e dal petrofisico per chiarimenti. Due giorni per la conversione tempo-profondita` ed ecco che il geologo ha le superficii all'interno delle quali generera` porosita`, permeabilita` etc etc a partire dai dati di pozzo. Sullo stesso modello l'ingegnere creera` una previsione di produzione a tot anni.
Tutto questo romanzo per dire che da noi si aspetta la conoscenza dei software applicativi, della nostra materia e delle altre discipline, perche` il tutto e` un processo interattivo sia in geotecnica che in altre situazioni. Quando io ho ero uno studente di geologia in Italia venivo torturato col problema del limite petrofisico del limite Alpi-Appennini e nessuno si curava di spiegarmi cosa fosse un log sonico od un modello idrogeologico, o cosa fosse lavorare in un team.
Sorry per il lungo post ma spero di aver chiarito il concetto, ossia che al di fuori esiste un campo applicativo delle geoscienze che in Italia viene ristretto/ignorato per un sistema che premia i sepolcri imbiancati di una conoscenza fossilizzata.