Da anni mi occupo a livello hardware, software e sul campo di indagini indirette di sismica a rifrazione.
Il mettere una profondità minima d'investigazione per le indagini sismiche a rifrazione è la cosa più sbagliata che si possa fare inquanto tale parametro è legato alla stratigrafia, alla tipologia costruttiva che si vuole realizzare, alle dimensione dell'opera e alle dimensione del bulbo d'azione della fondazione medesima.
I 30 metri potrebbero essere pochi o tanti a seconda dell'opera in progetto: pochi se non si arriva a superare almeno di 1/3 - 1/2 la profondità del bulbo d'azione della fondazione dell'edificio previsto dal piano regolatore, troppo se si supera di molto la profondità di tale parametro.
L'esagerare nelle profondità d'investigazione (almeno nella sismica a rifrazione) vuol dire non poter discriminare la stratificazione dei primi strati e quindi perdere la caratterizzazione stratigrafica e la parametrizzazione geofisica dei medesimi per i limiti dovuti ai metodi di elaborazione ed interpretazione anche utilizzando strumentazioni a 24 tracce.
Per poter scendere alla profondità di 30 metri occorre eseguire uno stendimento di 90 - 120 metri; utilizzando un sismograto a 12 canali, la spaziatura tra i geofoni dovrà essere pari a 10 metri ( 5 per un 24 canali); per avere la certezza di aver individuato una dromocrona certa occorre aver riconosciuto almeno due arrivi pertanto la distanza tra il punto di battuta e il secondo geofono risulta pari a 10 / 20 metri.
Da ciò ne deriva che se tra i primi 8 - 16 metri di profondità (a seconda del sismografo utilizzato 12 o 24 canali) abbiamo due o più livelli stratigrafici diversi, verranno interpolati come unico strato con caratteristiche intermedie.
Da ciò ne consegue la perdita dei dati che maggiormente ci dovrebbero interessare nel caso di edifici medio piccoli oltre ad apportare errori di elaborazione inquanto quasi tutti i metodi di calcolo utilizzano la velocità del primo strato per determinante la profondità degli strati sottostanti.
Altro elemento da considerare è la tipologia della litologia ove dobbiamo operare; in caso di substrati costituiti da calcari compatti, graniti ecc. i 30 metri (90 metri di stendimento) sono facilmente raggiungibili spesso con 20 - 30 kgm, in caso di substrato argilloso nonostante l'utilizzo di esploditori e/o esplosivi ( non sempre utilizzabili se l'area è già parzialmente urbanizzata ) spesso non si possono raggiungere le profondità volute e/o i segnali dei geofoni più lontani non sempre permettono di essere certi che che i primi arrivi siano quelli giusti.
Ultimo fattore da non sottovalutare è quello che non sempre si possono realizzare stendimenti di oltre 100 - 120 metri di lunghezza.
L'argomento è vasto e molto interessante pertanto provvederò ad approfondirlo nella comunità: http://groups.msn.com/Geologia
ove siete tutti invitati a partecipare attivamente.


Angelo