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Credo che l'argomento sia di grande interesse per molti, specie se impossibilitati a seguire i "corsi" programmati.
Se qualcuno possiede le copmetenze - esperienze protebbe fare uno schema o riferimenti bibliografici ben fatti.
Questo innalzerebbe il livello culturale di tutti noi, uniformerebbe (nei limiti delle differenze di ogni sito) l'approccio, con conseguente facilità di proporre il tutto ai committenti. Naturalmente con criterio dato che per una "casetta" sarebbe difficle proporre la spesa (per solo sondaggio) di oltre 1800 euro (a cui aggiungere el nostre competenze, per analisi credo non semplicissime)
Grazie al volenteroso (se ci sarà)


"laudato si mi signore
per sora nostra acqua
tanto umile et preziosa et casta" S. Francesco d'Assisi

Vorlicek Pier - Andrea
Phd in applied geology
Post doc in hydrogeology
vorlicek@libero.it
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intervengo di nuovo, questa volta dopo avere riletto la normativa, per correggere alcune imprecisioni del mio messaggio precedente (l'effetto dell'età sulla memoria inizia a farsi sentire...)

La norma consente esplicitamente , e non implicitamente, di utilizzare i valori di NSPT per classificare il sito:
Quote:
Il sito verrà classificato sulla base del valore di Vs30 se disponibile, altrimenti sulla base del valore di Nspt
La geofisica (a parte la migliore copertura spaziale ottenibile)non è pertanto necessaria, potendo essere sufficiente un sondaggio con penetrometrie.

La norma riferisce anche i valori di Cu da correlare a Vs30. implicita questa volta è la possibilità di correlazione a mezzo di Cu calcolata in altre maniere (ad esempio: pocket penetrometer...)

Potremmo anche eseguire il solo sondaggio senza prove, in base all'ultima frase del punto 3.2.3:
Quote:
Nei casi in cui non si possa valutare adeguatamente l'appartenenza del profilo stratigrafico del suolo di fondazione ad una delle categorie di cui al punto 3.1, ed escludendo comunque i profili del tipo S1 e S2, si adotterà in generale la categoria D, o, in caso di incertezza di attribuzione tra due categorie, la condizione più cautelativa.
Questa ultima condizione ci permetterebbe anche di non eseguire neanche il sondaggio , sappiamo tutti che esistono delle successioni ben definite e che non procurano sorprese. Questo ovviamente sotto la nostra responsabilità e fatto salvo l'accertamento degli strati superficiali per le solite verifiche di fondazione ex DM 11 03 88.

unico punto al quale il legislatore non ammette deroghe: i profili di tipo S1 e S2, per i quali sono necessari "studi speciali" e approfondite indagini, non specificate (pertanto, se vogliamo ricorrere alla classificazione cautelativa, dobbiamo escludere a priori e motivatamente l'esistenza di strati "difficili" dalla nostra sequenza).
La geofisica appare essere pertanto del tutto opzionale, tranne che nelle due nicchie: gruppi S1 e S2 (geofisica molto utile) e costruzioni con lunghi periodi di vibrazione (strutture snelle, grattacieli, torri, ponti e viadotti): geofisica indispensabile per la definizione dello spettro (metodi di sintesi o metodo di Nakamura).

Concludo rispondendo a Vorlicek: probabilmente con l'attuazione della legge nella pratica si riuscirà a definire meglio alcuni problemi. Per la casetta, se non esiste possibilità di sottosuolo con strati dei gruppi S1 o S2, potrebbe bastare una classificazione cautelativa e accertare il tipo e l'omogeneità del terreno al di sotto delle fondazioni.

In questo forum, comunque, mi sembra che poco alla volta si stiano esaminando gli aspetti importanti o oscuri della nuova normativa, cosa che a me è stata utile e (spero)lo sia per tutti i colleghi.
Il testo introduttivo migliore per queste tematiche, che io sappia, è quello curato da Crespellani:
Quote:
Ingegneria geotecnica in aree sismiche, del CSM
Il testo è però anteriore all'emanazione della nuova normativa.
cool smile cool


"Data speak for themselves" -Reverend Thomas Bayes 1702-1761
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Per esperienza diretta posso dire che nel Lazio centro meridionale (zona già considerata sisimica prima dell'ultima normativa) chiedere ad un committente (o meglio al progettista che ti incarica di fare la relazione) di effettuare un sondaggio geognostico implica nel migliore dei casi un "no grazie"...unico caso in cui i sondaggi sono "ammessi" è per individuare le cause di problemi successivi alla realizzazione di un edificio (cedimenti, smottamenti, ecc.) anche quando la causa è lampante quanto la puzza della fogna che perde...
Immagino quindi quale sarà il fiorire di sotterfugi per aggirare questa nuova scocciatura...indagini penetrometriche con penetrometro leggero spinte a 30 m...magari con l'aiuto del capitano Kirk che ci passa le aste...

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Da anni mi occupo a livello hardware, software e sul campo di indagini indirette di sismica a rifrazione.
Il mettere una profondità minima d'investigazione per le indagini sismiche a rifrazione è la cosa più sbagliata che si possa fare inquanto tale parametro è legato alla stratigrafia, alla tipologia costruttiva che si vuole realizzare, alle dimensione dell'opera e alle dimensione del bulbo d'azione della fondazione medesima.
I 30 metri potrebbero essere pochi o tanti a seconda dell'opera in progetto: pochi se non si arriva a superare almeno di 1/3 - 1/2 la profondità del bulbo d'azione della fondazione dell'edificio previsto dal piano regolatore, troppo se si supera di molto la profondità di tale parametro.
L'esagerare nelle profondità d'investigazione (almeno nella sismica a rifrazione) vuol dire non poter discriminare la stratificazione dei primi strati e quindi perdere la caratterizzazione stratigrafica e la parametrizzazione geofisica dei medesimi per i limiti dovuti ai metodi di elaborazione ed interpretazione anche utilizzando strumentazioni a 24 tracce.
Per poter scendere alla profondità di 30 metri occorre eseguire uno stendimento di 90 - 120 metri; utilizzando un sismograto a 12 canali, la spaziatura tra i geofoni dovrà essere pari a 10 metri ( 5 per un 24 canali); per avere la certezza di aver individuato una dromocrona certa occorre aver riconosciuto almeno due arrivi pertanto la distanza tra il punto di battuta e il secondo geofono risulta pari a 10 / 20 metri.
Da ciò ne deriva che se tra i primi 8 - 16 metri di profondità (a seconda del sismografo utilizzato 12 o 24 canali) abbiamo due o più livelli stratigrafici diversi, verranno interpolati come unico strato con caratteristiche intermedie.
Da ciò ne consegue la perdita dei dati che maggiormente ci dovrebbero interessare nel caso di edifici medio piccoli oltre ad apportare errori di elaborazione inquanto quasi tutti i metodi di calcolo utilizzano la velocità del primo strato per determinante la profondità degli strati sottostanti.
Altro elemento da considerare è la tipologia della litologia ove dobbiamo operare; in caso di substrati costituiti da calcari compatti, graniti ecc. i 30 metri (90 metri di stendimento) sono facilmente raggiungibili spesso con 20 - 30 kgm, in caso di substrato argilloso nonostante l'utilizzo di esploditori e/o esplosivi ( non sempre utilizzabili se l'area è già parzialmente urbanizzata ) spesso non si possono raggiungere le profondità volute e/o i segnali dei geofoni più lontani non sempre permettono di essere certi che che i primi arrivi siano quelli giusti.
Ultimo fattore da non sottovalutare è quello che non sempre si possono realizzare stendimenti di oltre 100 - 120 metri di lunghezza.
L'argomento è vasto e molto interessante pertanto provvederò ad approfondirlo nella comunità: http://groups.msn.com/Geologia
ove siete tutti invitati a partecipare attivamente.


Angelo
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Ho preso parte alla riunione indetta dall'Ordine Regionale del Lazio, a Roma, il 24 Giugno scorso, nella speranza di fugare i tanti dubbi che ho in merito all'applicazione dell'Ordinanza. Ahimé, ho le idee ancora più confuse:
1) di fronte alle mie perplessità sul fatto che da Novembre dovremo fare carotaggi sino a 30 m (anche se usiamo le SPT e non le prove down-hole, saremo costretti a farli), per QUALSIASI intervento (che poi qualche collega si prenda la briga di "inventarsi" i dati di Vs a suo rischio e pericolo, è un altro discorso), mi è stato risposto candidamente che potrei utilizzare dati di letteratura (!). A parte il fatto che se risolviamo la cosa così, mandiamo a benedire tutti i bei discorsi sulla necessità, da parte del geologo, di caratterizzare localmente il terreno di fondazione, sugli "effetti di amplificazione locali", etc., etc., ma poi mi dite voi quanti dati potremo mai trovare in giro ? Che io sappia l'unico modo per ricavare direttamente le Vs è la prova down-hole o la sismica a riflessione (che ci costerebbe più del down-hole). Con la sismica a rifrazione non mi risulta che si ricavino le Vs. Indirettamente possiamo utilizzare le SPT o valori di Cu, ma saremmo obbligati a fare i carotaggi e a prelevare campioni.
2) Esiste poi un problema a monte ancora più grave: perché ci ostiniamo a parlare di 5 profili geologici (per inciso fatti con i piedi !), quando invece la normativa prevede 3 soli spettri di amplificazione, accorpando terreni che stanno agli antipodi (alluvioni sciolte e argille compatte) ? Secondo me è quindi più corretto parlare di 3 profili (peggio mi sento !). Ma ci rendiamo conto con quale approssimazione sono state definite queste classi ? Un geologo che abbia un minimo di coscienza dovrebbe prendere l'Allegato 4, quello dedicato ai terreni di fondazione, e gettarlo nel cestino !
3)Il fatto di schematizzare al massimo le tipologie di sottosuolo, così come l'ignorare le possibili variazioni laterali che concorrono all'amplificazione sismica locale al pari degli effetti morfologici, ridicolizza l'aspetto geologico, in quanto la media dei valori di Vs su di una verticale (ammesso che qualcuno paghi il carotaggio a 30 m) non potrà mai tener conto degli effetti locali.
3) Ma se vogliamo essere ancora più cattivi esiste un problema ancora più grande: la definizione del benedetto profilo di terreno deve essere riportata sulla relazione delle fondazioni (leggasi "relazione geotecnica"), mentre non si parla mai né di relazione geologica né di geologo. Come dire che le nostre conclusioni non serviranno al progettista: lui vuole "solo" sapere se siamo nel profilo A, B, C, D o E, il resto sono tutte "balle geologiche".
4) E se il progettista, dopo 2 o 3 lavori, capisce che la media delle Vs se le può fare da sè, facendo fare le prove down-hole o le SPT ad una qualsiasi Impresa ? Dove sta scritto che i profili geologici debbano essere definiti da un geologo ?
Non vorrei essere scambiato per un "fanta-giallista" (scusate se ho usato un termine scorretto), di quelli cioé che vedono complotti e macchinazioni dappertutto, ma secondo voi non c'è alcun legame tra questo palese sminuire delle competenze del geologo, con il proposto Disegno di Legge della Moratti, che prevede l'accorpamento dei Corsi di Laurea di Scienze Geologiche, Naturali e Ambientali ed una sostanziale modifica degli obiettivi formativi, tutti spostati sugli aspetti naturalistici, a discapito di quelli tecnico-professionali ?
Non avete la sensazioni, cari colleghi, di essere accerchiati ?

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Scusate se mi inserisco di nuovo, ma dimenticavo due fatti che secondo me la dicono lunga sull'effettivo peso di noi geologi:
1) Mi dite come mai, con l'Ordinanza di Ottobre che conteneva la bellezza di 122 modifiche, nessuno ha sentito la necessità di aggiustare gli svarioni dell'allegato 4 (profili geologici e spettri ?)
2) Sapete che la Protezione Civile, dopo aver fatto quel capolavoro dell'Ordinanza, ha avuto la brillante idea di stipulare una convenzione con l'ANIDIS (Associazione Ignegneri Sismici), per cui tutti i soci dell'Associazioni possono, attraverso un forum istituito nel loro web-site, proporre modifiche e integrazioni all'Ordinanza ? Chiaramente a noi geologi non ci ha interpellato nessuno !
Ma parliamo di terremoti o sbaglio ?

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Penso che molto dipenderà dalla pratica delgi uffici locali di controllo, il che porterà ad ulteriori disparità di prassi.

Per quanto riguarda i "profili geologici" possono comunque essere presentati *solo* da un geologo con denuncia di abuso della professione per chi lo fa.

Il fatto che l'associazione degli IS sia interlocutore del ministero ha suscitato non poche preplessità, le potete leggere su:
http://www.regione.emilia-romagna.it/geologia/forum/sismica/default.asp

Io penso che a livello nazionale il CNG dovrebbe proporre delle linee guida valide fino a circolari esplicative sulle indagini.


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Aggiungo una precisazione:
gli spetri di risposta elastici dovrebbero essere
12 (3 categorie di suolo X 4 zone sismiche, poichè ag nella formula è una variabile (in funzione della zona sismica).
Possono però diventare infiniti se viene applicato il fattore riduttivo di struttura q nell'analisi SLU.

Per quanto riguarda l'accorpamento di litologie diverse e l'eccessiva semplificazione, questa si ritrova anche in normative di paesi come il Giappone, evidentemente l'analisi teorica non migliora migliorando il dettaglio litologico.
Gli spettri di risposta teorici sono essi stessi semplificazioni dal punto di vista ingegneristico.

Per finire: la mia opinione è che, per quanto riguarda l'amplificazione locale, poteva andare peggio. Provate a vedere cosa richiede la normativa per pendii irregolari o con litologie "difficili", e ditemi chi di voi riuscirebbe adesso a eseguire l'analisi di stabilità come richiesto.
smile cool smile


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