Ovviamente dipende dal tipo e dimensioni del cantiere e soprattutto dalle mansioni che ricopri. In ogni caso il cantiere ti insegna cose che non potrai mai apprendere sui libri e che la nostra Università nemmeno lontanamente sfiora (anche perchè ne ignora l’esistenza), ti responsabilizza, ti apre al mondo “concreto” dove i bluff non sono ammessi ( però ti insegna anche a farli bene e a smascherarli) e le decisioni che prendi avranno sempre un riscontro e un effetto. Si impara a stare con gli altri e interloquire sia con il tecnico iperspecializzato che con quello “capra”, si impara a prendere “calci sui denti” e a darli. E’ una scuola che dovrebbe essere obbligatoria per tutti, almeno per un tempo ragionevole. Certo, devi avere spirito d’adattamento, non sempre quello che ti fanno fare è consono agli studi eseguiti al ruolo che ricopri, a volte ti spacchi letteralmente la schiena (e nel tempo il fisico ne pagherà le conseguenze), lo stipendio è quello che è, l’orario di lavoro è “flessibile”, nel senso che sai a che ora inizi ma non a che ora finisci etc. , però…..
Per quanto riguarda la seconda domanda, ci sono molte società che operano in Italia e all’estero, purtroppo se si manda il curriculum difficilmente rispondono. Attualmente ancora qualche discreta opportunità si trova in paesi africani; in Europa molto poco o niente, tranne la GB. Comunque i tempi sono sempre più duri, soprattutto per coloro che sono privi di esperienza in quanto la concorrenza estera è enorme. Se pensiamo che la sola Cina sforna ogni anno 1.500.000 di ingegneri!!! Per cui direi che il fattore "c" è preponderante.