Per Antonio Scaglioni
Indubbiamente la Sua è una posizione particolare, perchè scaturisce da una visione pioneristica di questa professione.
Onore al merito a chi ha tanto lottato per "inventarsi" la figura del geologo-professionista-tecnico, con quella peculiarità tutta italiana che è l'arte di arrangiarsi, che molti all'estero ci invidiano perchè ci ha permesso di "osare" laddove nessuno al nostro posto avrebbe neanche immaginato.
Converrà però che il rovescio della medaglia è che continuando ad arrangiarsi prima o poi si mette un piede in fallo, perchè non può andare sempre bene. E neanche si può pretendere che una "cultura" possa essere tramandata solo verbalmente e questo Lei lo sa bene se non ricordo male.
Ed infatti se quelli come Lei hanno impiegato 30anni per creare una cultura geologica con indiscutibili risultati positivi, visto che fino alla prima metà degli anni ’80 era difficile non trovare lavoro per un geologo, vuoi per numero esiguo, ma credo anche per una oggettiva accettazione dell’importanza del contributo professionale di quest’ultimo, nei successivi 30anni si è assistito ad un regresso, perché l’arrangiarsi può diventare sinonimo di approssimativo. Ne conviene?
Visto da chi, come me, si trova più o meno a metà strada fra Lei ed i giovani laureati che scrivono su questo forum, l’impressione che si ricava è che quelli sella Sua generazione (professionisti e professori), dopo aver ottenuto indiscutibili risultati, si siano limitati a goderne i frutti, ma non siano andati “oltre”, trasmettendo a chi veniva dopo la propria esperienza e cultura, ma soprattutto la forma mentis.
Spesso su questo forum si leggono interventi che scaturiscono indubbiamente da ignoranza e superficialità, ma non mi sento di addossarne la totale responsabilità soltanto ai diretti interessati.
A voler ben guardare questi giovani laureati da chi dovrebbero imparare? Dai loro professori, che spesso sono da catalogare fra i più ignoranti e superficiali? Dalle porte degli studi professionali che gli vengono sbattute in faccia?
Personalmente ho avuto la grandissima fortuna di incontrare sul mio cammino uno della Sua generazione che la pensa in modo diverso, grazie al quale ho conosciuto tanti della Sua generazione e forse qualche parolina in più posso dirla: la logica, molto dal sapore da “naya”, del “io ho sofferto, devi soffrire anche tu” non paga per niente. Tant’è che la “naya” è sparita e per similitudine potremmo pensare che per lo stesso motivo sparirà la figura del geologo. E non credo che a quelli come Lei, che tanto hanno lottato e sofferto per creare una figura professionale, alla fine della propria carriera questo possa fare piacere.
Forse sarebbe il caso di rivedere talune posizioni, non arroccandosi su logiche soggettive, non trova? Se vuole potrebbe essere un modo per “chiudere in bellezza”…
Mi perdonerete per il lungo (e forse noioso) intervento, e non me ne voglia il dott. Scaglioni se questo intervento ha assunto il sapore di un’accusa personale: non era nel mio intento anche perché non conosco personalmente il dott. Scaglioni che anzi mi risulta abbia dato validi contributi alla crescita culturale della figura del geologo.
Ma sicuramente il mio intervento vuole essere un’accusa a tutte le mele marce, giovani e non, che continuano ad impestare la nostra categoria professionale, che è nel corso naturale delle cose: quello che non è naturale è che tali “untori” rappresentino la parte prevalente di una categoria. E da come stanno andando le cose l’impressione che se ne ricava, purtroppo, è proprio questa...
Saluti a tutti
Gaio