Ciao a tutti e... scusate il ritardo, ma non sempre posso accedere a internet. Tranquillizzo Alex su un mio eventuale risentimento, che non ha modo di esistere visto il carattere cordiale di questa discussione.
E' evidente che non è facile per nessuno parlare di questi temi su un forum, o quanto meno lo strumento non è l'ideale. Bisognerebbe parlarne di persona per avere un confronto diretto e immediato, ma tant'è, lo strumento è questo e proviamo a capirci lo stesso.
I punti toccati sono tanti. Provo a dire la mia personalissima opinione su alcuni; perdonatemi se procedo "random".
1. Innanzi tutto ribadisco che la protezione civile italiana è un sistema forse unico al mondo, proprio perchè basato su una molteplicità di soggetti, come viene fuori anche dai vostri commenti. E' questa a mio avviso la forza del sistema, e se vogliamo anche la sua debolezza, se tutte le componenti del sistema non "girano all'unisono". Le regioni oggi hanno un ruolo fondamentale, come ho già detto. Infatti, volenti o nolenti, siamo, o stiamo passando gradualmente, da uno stato tipo quello francese (nostro modello nel passato per tante cose), cioè centralistico e dirigistico, ad uno stato federale di tipo "tedesco", e questo si riflette anche nella gestione del territorio e quindi anche nella protezione civile. Lo Stato non è che una componente (spesso neanche primaria) nel processo decisionale. In questo senso, mi sembra che il Dipartimento della Protezione Civile non eserciti una supremazia nel sistema ma, al massimo, una "primazia", cioè un ruolo di coordinamento e indirizzo, specie in tempo "di pace". In emergenza, dove le autorità locali non sono in grado di affrontare una situazione di criticità, lo stato e quindi il DPC interviene a sostegno.
2. Se l'Abruzzo oggi è regione capofila, credo che lo abbia deciso la conferenza stato-regioni, se non la conferenza dei presidenti delle regioni. E credo che non sia per merito ma per metodo, ossia la scelta si effettua a turnazione, così come per altre materie concorrenti. Ricordo che fino a tre anni fa era la regione Piemonte la "capofila".
3. Centri funzionali e rete radar: lo Stato ha fatto gli indirizzi operativi che per legge deve fare e sta coodinando, attraverso incontri periodici, le attività regionali; per i radar si tratta di indire gare d'appalto e realizzare le macchine (i fondi sono stati stanziati); per la gestione dei centri funzionali, provate a chiedere alle vostre regioni: sta a loro attrezzarsi, con personale e mezzi adeguati. Per quanto ne so, il Dipartimento della Protezione Civile ha provveduto ad avviare un centro funzionale nazionale con proprio personale e mezzi, si avvale della collaborazione dell'ARPA emilia romagna, dell'Ufficio genmerale per la meteorologia dell'Aeronautica e di alcuni centri di eccellenza universitari.
4. Le province e i comuni: vogliamo far decidere autonomamente anche loro, cioè decentrare ulteriormente e conferire loro potere di indirizzo (ma i comuni chi coordinerebbero?!?)? Non so se è una buona idea: oltre 100 province e oltre 10.000 comuni ognuno che percorre una strada più o meno diversa... Senza contare le varie interazioni con le altre componenti: volontariato, Vigili del fuoco, CRI, Sanità, ecc. ecc.... Forse neanche un bossiano di ferro immaginerebbe uno scenario così. Io preferisco fermarmi ad un indirizzo generale dello stato, un coordinamento locale, specie della programmazione e della previsione-prevenzione affidato alle regioni, una attività pianificatoria delle province e una operatività dei comuni. Sogno?!?!
Forse sì, tranne in alcune realtà italiane questo modello non è affatto perfetto.
Ma bisogna pur deciderne uno: dirigismo centrale, concorrenza con i poteri locali o dirigismo locale?!?
Chiudo tornando al topic di partenza e dicendo che spesso i geologi nella protezione civile, come capita in tutte le amministrazioni pubbliche, svolgono in media per l'80% mansioni burocratiche e per il resto fanno quello per cui
hanno studiato per anni. Se va bene...
A presto,