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Non condivido quanto detto dal Mio Presidente (dei Probiviri Geo-pro-civ) Dott. Scaglioni del quale peraltro ho letto tanti anni fa il libro di Geologia Agraria (!).
Premesso che lavori specialistici richiedono specialisti e che è bene mantenere buone relazioni oltre che tra colleghi, tra categorie di professionisti (oggi ti coinvolgo in questo lavoro domani tu magari mi fai partecipe di quell'altro), quello che ti hanno chiesto non lo ritengo provenire dalla luna (a meno che non si tratti di lavoro nero o palese deresponsabilizzazione): sta a te dire OK affronto il problema seriamente, cerco di impadronirmi di un metodo (stato dell'arte??) per risolverlo oppure dire SORRY passo all'ala. Sono convinto, in ogni caso, che soluzioni troppo fai da te senza approfondimento come pure dati acritici da manualetto non sono il massimo.
Concludo la bonaria querelle col Dott. Scaglioni dicendo: 1) che l'argomento non dovrebbe essere del tutto estraneo al bagaglio culturale di un geologo modenese, altrimenti come sarebbe possibile redigere relazioni tecniche per pozzi irrigui ai sensi del R.R. n.41 della Regione Emilia-Romagna e delle contestuali “Istruzioni relative alle richieste di concessione di acque sotterranee…” (leggere bene) redatte dai vari servizi tecnici di bacino, con un minimo di criterio? Tutte relazioni a doppia e tripla firma? 2) I problemi inerenti i bilanci di piogge, evaporazione ed evapotraspirazione (a cui si può ricondurre la richiesta del futuro Dott. Montotto) investono prima ancora degli agronomi (che spesso sono utilizzatori o affinatori/validatori di modelli in fase finale) gli idrologi che storicamente, non sono una figura professionale rigidamente inquadrata ma sono rappresentati sia da ingegneri che da geologi.
Personalmente l'argomento mi interessava molto per cui ci ho speso parecchio tempo, facendone l'argomento di tesi, “Utilizzo sostenibile dell'acqua per l'irrigazione. Compatibilità tra colture e disponibilità della risorsa”, di un master col Politecnico di Milano.
Per Montotto risposta privata.
Il cappotto, Jeeves.
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Non ti rendi conto di essere una lodevole eccezione ?
Ciao Antonio
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Gentili signori, a quanto vedo la mia richiesta à suscitato una viva ed interessata discussione. Concordo col Dott. Scaglioni che le conoscenze inerenti l'aspetto "agrario" del problema esulano dalle mansioni di un Geologo di professione (nel mio caso, un tirocinante); tuttavia, come il Dott. Wooster, ritengo un semplice studio sul consumo irriguo di una porzione di territorio che rientra completamente in una carta al 25:000 non così alieno alla mia futura professione. A questo punto, considerando anche la mia volontà di eseguire un lavoro ben fatto, per quanto preliminare e non vincolante (essendo io NON ANCORA titolato), credo opportuno rivolgermi al locale Consorzio di Bonifica per avere ulteriori delucidazioni.
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Fai bene. Anche perchè se non lo fai tu lo farà un architetto o un ingegnere, che in quanto tali per definizione "ne sanno". Comunque non usare il manuale del geometra o roba del genere. L'argomento dell'idroesigenza irrigua è strastudiato e non c'è nulla da inventarsi. Come sai le Regioni dovrebbero avere terminato i Piani di Tutela delle Acque (PTA) ai sensi del D.Lgs. 152/99 e successivi. Lì dovresti trovare tutto quello che ti serve, con dati organizzati per comprensori irrigui, e già con evidenziati gli eventuali deficit (cioè l'acqua che manca e quando manca). E' opportuno fare riferimento a quei dati che sono ufficiali e validati. Si tratta di portate, volumi, numeri, fatti per essere usati. E per questo non occorre essere agronomi o quant'altro.
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