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Concordo con Georock sull'uso dei sondaggi TEM. Sono ormai 16 anni che li utilizzo e, a differenza dei SEV, sono molto più precisi ed economici. Due persone possono realizzare una ventina di sondaggi al giorno, coprendo una vasta superficie: con un loop trasmitente di 20 x 20 m si possono raggiungere i 60 m di profondità. Un altro grosso vantaggio del metodo risiede nel fatto che è nato per la ricerca dei conduttivi, quindi quando il segnale incontra l'interfaccia (che ha resistività inferiore ad 1 ohm x m), praticamente si blocca, rilevandola con estrema precisione. Quindi ealizzando una serie di TEM ortogonali alla linea di costa, si può agevolmente seguire il cune salino. L'alternativa sarebbero profili di tomografia elettrica (più che i SEV singoli), ma con costi decisamente superiori, a parità di area e profondità indagate. Mando del materiale esplicativo a gsrvcs (cacchio, perchè non vi trovate dei nickname più cristiani ?), ma se qualcun altro del forum fosse interessato al metodo può tranquillamente scrivermi (stega@stega.it)
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Tutto bene, abiamo determinato la profondità dell'interfaccia.
Cosa succede però in esercizio?
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SEcondo me, una volta che si ha a disposizione un modello idrogeologico, per quanto semplificato, dove si può seguire la geometria dell'interfaccia a partire dalla linea di costa sino al pozzo in questione, affiancata da dati piezometrici locali, si può stimare ragionevolmente lo spessore di acquifero dolce che galleggia sul cuneo. Poi sulla base della portata specifica del pozzo, si possono fare delle ipotesi su quale possa essere la massima portata estraibile. In caso di lavori di una ceta importanza si potrebbe proporre un bel monitoraggio, con ripetizione di misure lungo il medesimo profilo tomografico, ad intervalli ad esempio di qualche ora, mentre il pozzo sta emungendo: sulla base delle sole differenze di resistivià apparente è molto probabile che si riesca a seguire in tempo reale l'ingressione marina. Pensate che con questa tecnica ho monitorato la filtrazione di acque meteoriche, che hanno un contrasto di resistivià di gran lunga inferiore a quella delle acque marine e quindi più ostiche da risolvere (su www.stega.it/pubblicazioni.asp potete scaricarvi l'articolo che ho scritto per Acque Sotterranee: "La geofisica strumento di monioraggio ambientale").
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