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OP
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ho un problema e spero che qualcuno di voli possa aiutarmi.sono una geologa di Perugia,vorrei sapere se esiste una normativa nazionale, regionale o comunale (per i colleghi umbri)che prevede una distanza cautelativa per la costruzione di pozzi limitrofi. grazie a tutti
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Originariamente inviato da Civitavecchia Vincenzo: 500 metri In base a quale norma? (escludiamo momentaneamente gli eventuali regolamenti regionali e/o comunali). Ciao
"La libertà comincia dall'ironia." Victor Hugo, Leggenda dei secoli, 1859
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Nazionale no....solo l'art. 889 del codice civile stabilisce distanze minime da confini di proprietà (2 metri). Risulterebbe strano un limite di distanza tra pozzi, per quale motivo? Per salvaguardare i diritti dei terzi come la legge prevede basta dimostrare che il raggio d'azione o di influenza di un pozzo non intersechi quello di un "terzo" dotato già di regolare concessione. Quindi dipende dalle dimensioni del pozzo, dalla portata emunta, dalla soggiacenza della falda e dal tipo di terreno. Per questo semplice motivo non si possono, a mio parere, fissare distanze minime tra pozzi. Altro discorso riguarda la distanza da tenere rispetto a pozzi, captazioni superficiali o sorgenti che prelevano acqua destinata al consumo umano, in questo caso vi sono le famose aree di rispetto e di tutela assoluta (aree di salvaguardia) stabilite dal Piano di Tutela delle Acque (adottato dall'Autorità di Bacino). In assenza di tale piano interviene (per l'area di rispetto) il Dlgs 152/'06 (art. 94 credo) che fissa una distanza minima se non erro di 200 mt.
Niuno però presagì prima dell’avvenimento quello, che dopo l’avvenimento di poter naturalmente presagire dicevano quasi tutti
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Purtoppo non essendo in sede non mi riesce di controllare nel mio pc le varie normative ma credo di ricordare (non ricordo la normativa) che la distanza minima era di 500 metri.
Non appena posso do un'occhiata.
Ciao e buon lavoro a tutti
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Iscritto: Apr 2005
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Saluti
(per ALex-64) Ma l'autorità di bacino ha delle linee guida per la definizione delle aree di rispetto? Se si dove li trovo?
Comunque, credo che per legge, un piano dovrebbe essere obbligatorio, specialmente alla luce della nuova WFD. Non si può dire che se esiste questo piano tutto a posto altrimenti si usa una distanza di 200m o quant'altro per le aree di rispetto totale, ecc. Una cosa è avere 200m in una piana alluvionale con un K=x, un'altra è avere un pozzo in una formazione carbonatica dove il discorso dei tempi di percorenza di un eventuale inquinante cambia di diversi ordini di grandeza qualora si è in presenza di carsismo spinto.
Proprio oggi sono stato ad una conferenza a Birmingham dove l'agenzia dell'ambiente inglese ha posto le basi per rivedere la loro procedura di definizione delle aree di rispetto. Nel 96, iniziarono un lavoro mastodontico in cui modellarono (particle tracking) ben 1400 pozzi per l'approvigionamento idrico pubblico. A distanza di 10 anni, si iniziano a rendere conto che il sistema non ha funzionato bene, forse perchè si sono affidati troppo ai modelli matematici senza aver invetito molto per la definizione dei modelli concettuali.
Ad esempio, c'è stato un caso (bromati) in cui un'inquinante ha raggiunto il pozzo in un tempo inferiore al tempo minimo per la definizione dell'area di rispetto totale, nonostante lo sversamento era accaduto molto al di fuori dell'area di rispetto totale. Secondo le linee guida inglesi, le aree di rispetto totale vengono definite come l'area in cui una particella impiega meno di 50 giorni per raggiungere il pozzo.
Qual'è la vostra opinione in merito?
Antonio
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Iscritto: Sep 2000
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In realtà per gli acquiferi carbonatici è molto più difficile la modellazione per via della forte eterogeneità... e questo capita a volte anche in acquiferi clastici. La K può variare di diversi ordini di grandezza per brevi distanze e si possono benissimo avere zone di flusso preferenziali che considerando un acquifero come omogeneo non vengono tenuti in considerazione. Senza parlare poi del fatto che il particle tracking in alcuni casi è troppo semplificativo in quanto non tiene conto dell'effetto dispersione. Il contaminante in condizioni di forte dispersività longitudinale può arrivare ben prima al pozzo rispetto a quanto previsto dal particle tracking. Ecco perchè cautelativamente nella definizione delle aree di tutela è buona norma considerare la Velocità reale e non la V di Darcy... Per gli acquiferi carsici bisognerebbe adottare il metodo delle aree di salvaguardia analogamente a quello che si fa per le sorgenti: si applicano norme di tutela all'intero bacino idrogeologico sotteso all'opera di presa
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Iscritto: Apr 2005
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Ma ci sono norme/linee guida? In che cosa consistono queste "norme di tutela all'intero bacino"? Pur condividendo la tua analisi non si puo' certo dire che cio' che e' valido a 10m dal pozzo deve essere valido a 10km dal pozzo, pur essendo nello stesso bacino carbonatico.
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Iscritto: Apr 2005
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Geotux quando torni in Italia che ci facciamo una bella chiacchierata? Il n. del cellulare ce l'hai, così ti do il Cd sui siti inquinati (già masterizzato) e poi ti ragguaglio per quelle domande che mi hai posto via e-mail. La realtà abruzzese è molto, ma molto lontana da quella che vivi tu o che c'è nel resto d'Italia. Ecco quello che si sta facendo: http://www.regione.abruzzo.it/pianoTutel...p;stileDiv=home Non so chi sia e se c'è nel gruppo un geologo nel senso di dott. geol., ma ho i miei dubbi!!!
Niuno però presagì prima dell’avvenimento quello, che dopo l’avvenimento di poter naturalmente presagire dicevano quasi tutti
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Ho dato una sommaria letta ai documenti disponibili e mi pare che la documentazione messa a disposizione non sia completa. Ad esempio, a pg 22 del documento R1.2, si fa mensione di un documento R1.3 che riassumerebbe i corpi idrici individuati e lo schema della circolazione idrica sotterranea. Mi chiedo come mai questi documenti non sono stati messi online.
Si parla anche di un censimento dei dati disponibili. Si elenca brevemente il tipo di informazione raccolta ma non le fonti. Che fine ha fatto quel pozzo dell'agricoltore (centinaia? migliaia?) che non ha dichiarato il suo pozzo al genio civile ma che ne fa un uso intensivo? Si cita una rete di monitoraggio in una fantomatica relazione R1.4 (che comunque viene presentata in vesta cartografica). Dov'è questa relazione? Si sa a che punto è questo piano? Finito? In fase di approvazione? Mi deve essere sfuggito ...
Comunque, il fatto che si riferiscono solamente ad una modellazione con Mike Basin e con ArcGIS Hydro Data Model mi fa pensare che abbiano distorto la realtà verso l'aspetto idrologico e non abbiano dato sufficiente attenzione all'aspetto idrogeologico. Non si fa alcun accenno ad una modellazione delle dinamiche sotterranee. Qualcuno può illuminarmi?
Ad esempio, so che l'università di Chieti ha modellato diverse piane alluvionali (Sangro, Sagittario, Vomano, ecc.). Hanno acquisito questi dati?
Saluti
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