facciamo un pò di chiarezza:

Se ti poni il problema di definire se è un rifiuto pericoloso o no significa che non conosci la provenienza del rifiuto, giusto ?

Stabilire la pericolosità di un rifiuto, quando è riferito ad una cosiddetta "voce a specchio" (stesso rifiuto ma pericoloso), DEVI necessariamente far eseguire delle analisi chimiche sugli analiti che sospetti abbiano superato i valori limiti accettabili. Il problema è che se non conosci la provenienza del rifiuto stabilire quali possono essere eventuali contaminanti è un'impresa. Una soluzione potrebbe essere fare le analisi su quegli analiti più significativi: IPA, diossine (costano una cifra), furani, PCB, metalli, BTEX, MTBE; capirai che un'analisi ti costa più di 1500 euro a campione.

Una aiuto potrebbe dartelo la Provincia (per il tramite dell'Agenzia Regionale per la Protezione Ambiente della tua regione) dandoti delle prescrizioni sugli analiti da cercare.

Risolto il problema della CARATTERIZZAZIONE DI BASE rimane quello di capire che fine devono fare questi rifiuti:

soluzione A: SMALTIMENTO
esegui delle analisi sul "tal quale" ai sensi del DM 30 agosto 2005 (ha abrogato il DM del 13 marzo 2003) dove in base alla caratterizzazione di base fatta in precedenza stabilisci se il rifiuto va smaltito in discariche per inerti, in discariche per rifiuti non pericolosi o in discariche per rifiuti pericolosi.

soluzione B: RECUPERO
esegui le analisi sul campione nello stesso stato fisico in cui verrà utilizzato ed applichi il DM n. 186 del 5 aprile 2006

In tutti e due i casi fai fare il test di cessione sull'eluato ed utilizzi i parametri indicati nelle rispettive norme.


Se un uomo non è disposto a correre qualche rischio per le sue idee, o le sue idee non valgono nulla o non vale niente lui"
(Ezra Pound)