La teoria secondo cui il riscaldamento globale è indotto dalle emissioni antropiche di anidride carbonica lascia alquanto perplessi.
Il perché è presto detto: le variazioni di temperatura nei trecento anni successivi al 1700, cioè al minimo della piccola era glaciale, sono occorse in opposizione alle emissioni antropiche. In particolare, ci fu un aumento di temperatura dal 1700 al 1940, quando le attività umane non potevano essere responsabili; poi ci fu una diminuzione di temperatura tra il 1940 e il 1975, a dispetto del boom demografico e industriale; infine, è dal 1998 che le temperature si sono stabilizzate, sebbene le emissioni di anidride carbonica hanno continuato imperterrite a crescere (a dispetto del protocollo di Kyoto).
Ma non solo: la teoria dell'effetto serra antropico prevede, a dieci chilometri sopra le nostre teste, un riscaldamento triplo di quello osservato a terra, mentre le misure satellitari osservano, al contrario, un rinfrescamento della troposfera.
Insomma, un effetto serra occorso nei momenti e nei luoghi sbagliati rispetto alla presunta causa antropica.
Riguardo agli interessi e all'entità dei progetti ambientali, basti pensare che se noi italiani volessimo ottemperare alle imposizioni del protocollo di Kyoto con l'energia dal vento o dal sole, dovremmo impegnare ottanta miliardi e installare 80.000 turbine eoliche, oppure impegnare ottocento miliardi e installare i pannelli fotovoltaici necessari, oppure potremmo soddisfarlo impegnando solo 30 miliardi in 8 reattori nucleari.
Due beffe: la prima è che anche dopo aver installato il mix scelto di eolico e Fotovoltaico dovremmo lo stesso installare i reattori nucleari, per evitare blackout quando il sole non brilla o il vento non soffia; la seconda è che, se anche tutto il mondo ottemperasse ai vincoli di Kyoto, la temperatura del globo si ridurrebbe di meno di 0.05 gradi.