ho appena finito di leggere l'articolo a firma del prof. Antonio Gulli, sociologo, su professione e professionisti rintracciabile sulla rivista "Previdenza professionale" n.2 del 2007 a cura dell'EPAP arrivatomi stamani. Concordo pienamente con quanto scrive l'autorevole prof. e benchè si parli di aggiornamento professionale al fine di meglio qualificarsi nei rapporti con i committenti, non riscontro tracce di aggiornamento impositivo-dogmatico e/o aggiornamento impositivo-pecunario e/o aggiornamento-punitivo. L'aggiornamento professionale è cercato dal "bravo professionista" pena l'esclusione dal mercato (che arriva, prima o poi e accidenti se arriva...) : io mi aggiorno perchè lo sento come dovere primario di migliore conoscenza o di know-how (che fa più fico...) oltre che deontologico e non ho certo bisogno di qualcuno (autorevole? autoritario? forse meglio la seconda...) che viene ad imporlo quale obbligo qualificante paventandomi lo spettro della sospensione dall'albo se non ottempero (non all'aggiornamento, badate bene, ma se non raggiungo il numero di crediti!!!...questo dimostra quale stato di estasi mentale attraverso pratiche manuali si possa raggiungere con un certo impegno... grin). Un tale essere o gruppo di esseri io li mando tranquillamente a liberarsi del contenuto tossico della parte finale del loro intestino, eventualmente aiutandosi con dotazione di acqua calda in un contenitore periforme... e li inviterei anche a smettere quelle pratiche altrimenti si diventa ciechi... grin grin