Se uno vuole può tranquillamente non spendere un centesimo partecipando a seminari, giornate di studio e convegni vari gratuiti organizzati dagli ordini regionali o da altre entità avendo cura in quest'ultimo caso di controllare se la partecipazione vale dei crediti.
Se poi si vogliono fare corsi fortemente professionalizzanti, beh, quelli si sono sempre pagati pure prima, regalati non li ho mai visti, quindi non vedo dove stia il problema, o meglio, le spese da mettere in conto ci sono sempre state.
Ma forse il vero problema non è questo ma l'obbligatorietà dell'APC, che però non sposta di una virgola il tran-tran quotidiano di chi a corsi, seminari, ecc... partecipava con costanza. Allora devo immaginare che, viste le lamentele, qualcuno non li facesse. L'ostilità all'obbligatorietà è una questione di principio? Certamente si, e sono anche propenso, pensando solo in questi termini, ad avvicinarmi a chi la imposta eslusivamente così, lo devo fare per semplice onestà intellettuale. Però se ne può discutere serenamente. Raggiungere 50 crediti in tre anni (e ogni due dopo questi tre preliminari) non mi sembra un impegno titanico (sono 50 ore) e volendo non sono neppure necessarie spese importanti, ovvero superiori alle cifre che si spendevano comunque anche senza APC. Lo dico perchè come tutti due conti me li sono fatti anch'io e le conclusioni a cui sono giunto sono quelle che sto scrivendo. Non ho riscontrato tutti questi problemi, diversamente avrei fatto anch'io la scelta di percorrere la 'questione di principio' di fronte a salassi importanti. Quindi per me l'elemento principe non è l'obbligatorietà ma il vigilare sui costi, che ogni Ordine deve impegnarsi a mantenere in linea con quanto accadeva prima per garantire crediti a tutti, dai giovani neo-iscritti che più ne hanno bisogno ai titolari di studi più che avviati, prevedendo anche giornate gratuite. Solo di fronte a ingiustificati aumenti dei corsi, o la mancanza di giornate gratuite (che ci sono sempre state), trovo condivisibili rimostranze di massa, diversamente no. Ben venga l'APC se gestito nei giusti termini. Siamo la prima professione tecnica a farlo, ing e arch non lo fanno ma penso che prima o poi lo faranno. Potrebbe per tutti noi essere una possibilità, il valore di un costante aggiornamento sulle questioni tecniche dell'ultima ora è certamente dimostrabile sul campo in un'ottica di progettazione geologica dove la tecnica deve superarare il naturalismo e la quantificazione gli aspetti qualitativi. C'è un momento in cui non solo il singolo ma tutta una categoria deve andare oltre dimostrando non ad uno ma all'intera collettività le sue indubbie e notevoli competenze ed il costante allineamento con le ultime novità. Novità che si traducono nel fare la sicurezza della stessa collettività, ovviamente da mettere al corrente di tutto ciò impegnandosi a tal fine nei modi opportuni ovvero veicolando cultura geologica, sempre di più uno dei campi d'azione principali che ogni Ordine e il CNG devono perciò sviluppare perchè l'APC vada oltre se stesso.
Saluti