Alla luce dell'ottima sintesi riportata da Massimo Della Schiava, pongo di seguito un quesito di carattere pratico, sul quale mi piacerebbe sentire un’opinione.

In genere, per i progettisti è un grosso problema, al momento della redazione del progetto, avere un sito certo di utilizzo per le terre eventualmente prodotte nella realizzazione dell’intervento. Ciò per il fatto che non è sempre possibile far coincidere le tempistiche del cantiere di scavo e quelle del cantiere di destinazione delle terre. Ipotizziamo che sia approvato un progetto nel quale è previsto un certo sito di destinazione per le terre prodotte. Ipotizziamo, però, che successivamente, in fase esecutiva, per motivi contingenti, non sia più possibile destinare i materiali al cantiere indicato nel progetto approvato. In questo caso le terre devono considerarsi rifiuti, infatti viene meno l’impiego delle stesse nell’opera preventivamente individuata. A questo punto, in alternativa alla gestione come rifiuto, se il progettista individua una nuova opera o intervento dove impiegare le terre, secondo voi è possibile variare la destinazione indicata nel progetto e impiegare i materiali come "non rifiuti"? In caso affermativo, mi chiedo come bisogna operare dal punto di vista degli adempimenti amministrativi: è necessario presentare una variante al progetto? In che forma? Forse presentando una DIA?