Ho già proposto e chiesto parere tempo fa sulla paventata possibilità della realizzazione di un terzo traforo sul Gran Sasso e dell’ampliamento dei laboratori di fisica nucleare, forse ora spero scongiurata (almeno per quanto il progetto definitivo prevedeva).
Non ebbi nessuna risposta eppure penso che si tratti principalmente di un problema idrogeologico che ci riguarda in quanto geologi.
Mi colpì l’affermazione di un collega abruzzese che mi disse “pensa che se si arriva ad una decisione tramite referendum popolare (paventata allora), quanto poco possa essere considerato l’aspetto tecnico idrogeologico e quindi la nostra figura!”. L’interessamento è avvenuto da parte dell’Ordine degli ingegneri della provincia di Teramo e i geologi locali muti come in questo forum.
Addirittura ci fu un convegno a Pescara organizzato dal Prof. Crescenti che invitò la nostra comunità scientifica e la tavola rotonda fu organizzata solo tra quelli favorevoli (il prof. Celico, l’Ing. Misiti allora presidente del Consiglio Superiore dei LL.PP. ed altri che non ricordo) alle opere discusse (terzo traforo Gran Sasso e ponte sullo stretto di Messina) e mi fu riferito che una sola voce si alzò in disaccordo tra i numerosissimi geologi presenti.
Ora sul sito geologia.com appare un articolo “scientifico” di Raniero Massoli-Novelli e Marco Petitta:
(
http://www.geologia.com/articoli/idro/massoli.html)
proprio su quanto accadde con i due trafori del Gran Sasso e sul terzo traforo. Si minimizza l’impatto arrecato dalle precedenti gallerie imputandolo in parte alla diminuzione delle precipitazioni e si esalta l’esigenza del terzo tunnel come opera indispensabile per la sicurezza. Si omettono, suppongo in malafede, cose importantissime come quello relativo al drastico abbassamento avuto dalla falda (ca. 600 mt) e che il progetto prevede un tratto di quasi un chilometro in falda, dove viene captata ad uso potabile da due acquedotti (ca. 1500 lt/s), oltre al fatto indegno di richiamare il tragico incidente avvenuto sotto la galleria del Monte Bianco, ignorando che tale traforo mette in comunicazione due nazioni (quindi potete immaginare il traffico) con un solo tunnel, nel Gran Sasso già ce ne sono due con by-pass ogni 250 mt, ma poi avete provato a verificare quanto traffico vi sia? Comunque aspetti che poco hanno a che fare con la geologia o l’idrogeologia e quindi con la “scientificità” dell’articolo!
Ad esempio si poteva accennare al fatto che con uno spostamento di pochi chilometri dell’autostrada le gallerie intercettavano il flysch della Laga e non le formazioni carbonatiche, sedi di quello che era un grandissimo acquifero, oltre ai costi, anche umani, che comportò l’avanzamento in tali formazioni. Allora tali illustri geologi (con l’età ci siamo) dove erano?
Però una cosa che pochi sanno è che in effetti ci fu una presa di posizione, sugli organi di informazione, da parte della sezione abruzzese della SIGEA, ma immediatamente il Consiglio Direttivo della SIGEA nazionale, di cui fa parte Raniero Massoli-Novelli, impose alla sezione regionale (tramite delibera di consiglio) di non poter rilasciare dichiarazioni a nome SIGEA se non prima venivano approvate da loro, in quanto, quelle espresse, erano prive di fondamento scientifico (chi le aveva espresse come referente regionale, è il geologo con più pubblicazioni scientifiche sul Gran Sasso).
Questo logicamente costrinse il referente regionale a dare le dimissioni così come i soci che lo appoggiarono.

Questa è una questione che mi fa veramente meditare sulla nostra categoria e su alcuni personaggi.
Cosa ne pensate?