Per dovere di informazione ecco la risposta dei Proff. Marco Petitta e Raniero Massoli Novelli alle mie critiche sull'articolo apparso nel sito di geologi.com e su questo pubblicata:
http://www.geologia.com/articoli/idro/massoli.html Lo staff di geologi.com non mi ha dato più modo di replicare per le
grosse sciocchezze contenute nella risposta alle critiche, poiché entrambi i Prof. si rifutano di continuare la polemica.
Le mie ulteriori osservazioni erano queste nella speranza che, come lo stesso Enrico Lanti afferma, attraverso la Sigea e pubblicamente mi sia data la possibilità di replicare e dibbatterne con gli interessati:
Forse i Professori Raniero Massoli Novelli e Marco Petitta non hanno capito dal mio intervento che le critiche non riguardano l'attendibilità dei dati, ma alcune affermazioni o omissioni così messe in ordine:
(In grassetto sono riprese le citazioni dell'articolo scientifico e della risposta alle mie critiche)
Non viene menzionato l'abbassamento della falda (quantificato in metri) (Vedere intero capitolo 3 articolo Massoli-Novelli Petitta). I seicento metri citati nel precedente articolo di Leo Adamoli su Geologia Tecnica 3/90, derivati dai tre sondaggi profondi eseguiti (Fontanari, Monte Aquila e Vaduccio) e dalle pressioni riscontrate (23 riferimenti bibliografici citati), sono una sua invenzione?
Viene richiamata la necessità del terzo traforo in merito al rischio incidenti (considerazione non scientifica)
"La galleria, della lunghezza di 6 km, funzionerà da tunnel di servizio per il Laboratorio, eliminando una grave situazione di rischio per l’attuale traffico automobilistico all’interno di una delle due gallerie." Viene preso a riferimento l'incidente del Monte Bianco (considerazione non scientifica)
"Infatti, e sembra incredibile dopo il noto, recente gravissimo incidente nella galleria del Monte Bianco, da molti anni lo svincolo per l’accesso di automezzi di servizo al Laboratorio risulta ubicato all’interno della galleria Teramo-Roma." (La galleria del Monte Bianco collega l'Italia all'Europa ed è un solo tunnel, in quella del Gran Sasso, che collega la provincia dell'Aquila a quella di Teramo all'interno della stessa regione Abruzzo, ce ne sono due di tunnels con by-pass posti mediamente ogni 250 m).
Non viene detto che la parte terminale del traforo (circa un chilometro) e le due sale previste sono in falda (omissione gravissima il progetto definitivo approvato dal Consiglio Superiore dei LL.PP. con Seduta del 31. 07.98, Voto n. 265 e disponibile su internet da diversi anni, lo prevede)
"..alla luce degli studi idrogeologici finora eseguiti, si ritiene che l’impatto idrogeologico della terza galleria sarà minimo poiché essa verrà realizzata al di sopra delle altre due e quindi in zona già drenata dai tunnel" e ancora nella risposta alla critica
"Il nuovo tracciato della terza galleria, non ancora definitivo quando preparammo l’articolo, ..." L'articolo risale al 2001 il progetto definitivo viene approvato nel 1998.
Ancora si insiste sulla necessità dell'opera in nome della sicurezza stradale (considerazione non scientifica)
"Inoltre, l’attuale uso come galleria di servizio ed unico accesso ai Laboratori INFN della galleria autostradale Teramo-Roma, con svincolo all’interno della stessa, si ritiene debba essere al più presto eliminato, a causa dell’elevato rischio di incidenti oggi esistenti." I rapporti degli ultimi cinque anni della polizia stradale dimostrano il contrario per via dei rallentamenti imposti dalla deviazione.
Si afferma l'indispensabilità delle due gallerie (considerazione non scientifica)
"Certamente il drenaggio delle gallerie autostradali del Gran Sasso, opera molto necessaria per l’assetto viario della regione,..............." Si afferma due volte (nell'articolo e nella risposta alle critiche) che è stata intaccata la risorsa permanente
“l’acquifero del Gran Sasso ha reagito alla sollecitazione indotta dal drenaggio dei trafori, …modificando rapidamente il proprio assetto idrodinamico ed erogando notevoli quantità d’acqua sotterranea dai drenaggi, a discapito di riserve permanenti e quindi non rinnovabili” ma allo stesso tempo si afferma
"Tali modifiche non possono essere comunque considerate solo negative, considerando la diminuzione della portata delle sorgenti basali, poichè va considerato che attualmente risultano disponibili per l’approvvigionamento idropotabile tutte le acque drenate dai tunnels (circa 1.5 m3/s)," Si afferma che non è stato compromesso il valore idrogeologico ed ambientale del Gran Sasso (considerazione scientifica?)
"I decrementi osservati alle sorgenti, ai quali concorre sicuramente un ciclo pluriannuale di basse precipitazioni, non sono comunque tali da compromettere il notevole valore idrogeologico ed ambientale del massiccio del Gran Sasso, tranne in situazioni particolari molto localizzate." Però si afferma che si tratta di falda molto estesa e intercomunicante
"I tunnels hanno incontrato la falda regionale del Gran Sasso" Ed ancora in merito alla risposta alle critiche
Sulla possibilità dello spostamento del tracciato atto ad interessare le formazioni flyschioidi e non quelle carbonatiche
"Quanto alla possibilità di “spostare il tracciato di soli tre chilometri”, si tratta di una affermazione del tutto priva di fondamento..............Inoltre riteniamo, proprio alla luce dei tanti dati oggi esistenti, che con molta probabilità qualsiasi galleria attraversante il massiccio del Gran Sasso avrebbe intercettato comunque la falda e sempre copiosamente." Ho fatto la tesi in idrogeologia (poi mi sono specializzato nei problemi di idraulica fluviale ed erosione delle coste) e penso di avere le conoscenze di base dell'idrogeologia e dell'idrodinamica sotterranea che invece nella risposta alle critiche vengono messe in dubbio, anche se non ho 25 pubblicazioni sul Gran Sasso (come viene ribadito) e non sono Professore Associato, però alla improbabile possibilità che mi fosse stato concesso di esaminare un alunno all'esame di idrogeologia, alla domanda "dove pensi di trovare più acqua nelle formazioni carbonatiche o nei flysch?" con una risposta del tipo "con ogni probabilità in entrambe" lo avrei bocciato, poiché, logicamente, non considerava un aspetto semplice come quello del carsismo, cosa che i Proff. Raniero Massoli-Novelli e Marco Petitta citano nell'articolo e forse non capiscono?
" In ogni caso i valori alti di infiltrazione risultano dovuti a tre fattori principali: elevato indice di fratturazione delle rocce carbonatiche, caratteri climatici, presenza di numerosissime dissoluzioni carsiche. Sotto tale profilo si ritiene rilevante la presenza della vasta depressione tettonico-carsica di Campo Imperatore, ad una altitudine di m 1.700 circa." A me è stato insegnato che per fare della buona idrogeologia c'è bisogno di conoscere bene la geologia e saper fare rilevamento geologico e questo credo che a Leo Adamoli possa essere riconosciuto.
Questa affermazione ha dell'incredibile
"Riguardo all’incidente dei Laboratori cui si riferisce il collega, esso è chiaramente avvenuto dopo la stesura del nostro articolo su Geologia dell’Ambiente, uscito nel 2001 e poi inserito in www.geologia.com, ed è stato quindi impossibile per noi da citare! Ed allora chi è che fa “pessima informazione”, noi o Venieri?....Comunque nella sua gravità esso testimonia il buon isolamento dei Laboratori: lo sversamento accidentale infatti ha inquinato il torrente Mavone, senza che nessuna conseguenza ci fosse per le acque di falda intercettate dalle gallerie e indirizzate alla rete acquedottistica. " C'è un'Ordinanza Nazionale di Protezione Civile per la messa in sicurezza del sistema Gran Sasso del 18 luglio 2003, con le seguenti motivazioni ed entrambi i Professori Associati non sanno nulla? Ma poi se con questa logica arrivano alle deduzioni di dieci anni di studio è preoccupante la cosa, oltre che essere veramente grave:
Motivazione ordinanza:
Considerato che, in data 16 agosto 2002, all'interno dei laboratori dell'Istituto nazionale di fisica nucleare del Gran Sasso, durante la fase di test di un impianto di filtrazione e purificazione della pseudocumene, nell'ambito dell'esperimento denominato Borexino, si è verificato un incidente comportante lo sversamento nel pozzetto di drenaggio di un consistente quantitativo di detta sostanza chimica; Considerato che dagli accertamenti effettuati a seguito del citato incidente la condotta drenante e di scarico dei laboratori del Gran Sasso risulta avere, in più punti o tratti, contatti idraulici con la roccia sede della falda idrica che alimenta l'acquedotto del Ruzzo e con la rete dello stesso acquedotto; Preso atto del provvedimento in data 28 maggio 2003, con cui il giudice per le indagini preliminari di Teramo ha disposto il sequestro preventivo della sala C dei laboratori del Gran Sasso nell'ambito di un procedimento giudiziario tuttora in corso; Considerato, altresì, che in data 18 giugno 2003, durante le prove di monitoraggio effettuate dai tecnici della Commissione all'uopo istituita è stata rinvenuta una sostanza del tipo diisopropilnaftalene nelle acque destinate al consumo umano; Ravvisata, quindi, la necessità, anche in relazione all'ineludibile esigenza di consentire la ripresa delle attività di studio e ricerca del laboratorio in condizioni di massima sicurezza, di adottare una prima ordinanza di protezione civile, volta a definire un piano di interventi idoneo a superare l'attuale contesto emergenziale inerente alle strutture del laboratorio medesimo; Atteso che la situazione emergenziale in atto, per i caratteri di urgenza non consente l'espletamento di procedure ordinarie, bensì richiede l'utilizzo di poteri straordinari in deroga alla normativa vigente; Sentito il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti; Acquisita l'intesa della Regione Abruzzo; Su proposta del capo del Dipartimento della protezione civile della Presidenza del Consiglio dei Ministri;
Dispone:
Ancora aspetto risposta alle motivazioni che hanno spinto il Consiglio Direttivo della SIGEA nazionale, di cui entrambi fanno parte, ad affermare, in seguito alle dichiarazioni di Leo Adamoli sul terzo traforo Gran Sasso (allora Referente Regionale Abruzzo per la SIGEA ), con delibera del 16 ottobre 2002 che
" gli interventi in pubblico e sui mezzi di comunicazione di massa fatta da esponenti delle SIGEA e a nome dell’Associazione, in particolare dai Presidenti di Sezione e dai Referenti Regionali, devono essere preventivamente concordati con il CDN". Questo lo ritengo veramente grave! In fede
Dott.Geol. Alessandro Venieri