Mi è capitato di fare delle relazioni per la definizione delle aree di salvaguardia di pozzi e sorgenti ad uso umano per alcuni comuni in provincia di Viterbo, regione Lazio, già fin dal 2002, secondo la normativa stabilita dal D.G.R. 14/12/99 n. 5817 e le linee guida emanate dagli uffici competenti in regione.
Le linee guida, in accordo con la normativa, prevedono la definizione delle zone di tutela assoluta (criterio geometrico, cerchio con raggio di 10 m), rispetto (criterio temporale, metodo delle isocrone sviluppato con il programma WHPA Code 2.0 (1983) sviluppato dall’U.S. EPA)
e protezione, con la valutazione della vulnerabilità dell'acquifero mediante il programma Sintacs R5 (Civita e De Maio 2000) o similari (Drastic, ecc.). I parametri idrogeologici dell'acquifero sono stati ricavati da prove di pompaggio sui pozzi.
Ho avuto vari colloqui con i colleghi in regione (Di Loreto, Catalano) che mi hanno richiesto espressamente di utilizzare tali criteri per la definizione delle aree di salvaguardia; il criterio geometrico, almeno nella regione Lazio, è stato superato. Mi risulta perciò "strana" la situazione descritta da Mariod, poiché leggo che siamo corregionali e suppongo che operiamo nella stessa regione (ma forse non è così).