Innanzi tutto grazie per gli interventi
Rispondo con ritardo perché ho voluto verificare alcuni aspetti delle cose suggerite.
Per quanto concerne il calcolo dei cedimenti in sabbie confermo l’uso brutale di Schmertmann, con l’unica accortezza di impiegare un foglio di Excel semiautomatizzato abbondantemente controllato con gli esercizi sui testi. Per verificare l’attendibilità del metodo sto insistendo presso i clienti abituali perché realizzino delle misure di precisione sui plinti. Spero di riuscirci prima della pensione…. In ogni modo è da tempo che penso a qualcosa di più raffinato, ma per questioni sostanzialmente di prezzo mi orientavo all’acquisto del prodotto base di GEO-SLOPE (non mi pare in vendita in Italia), che contiene vari prodotti credo risolutivi per buona parte dei miei piccoli lavori, tra cui SIGMA/W che potrebbe essere impiegato per questo caso. Personalmente ho usato alcune volte SLOPE/W di fine anni ’90 trovandolo chiaro e affidabile, ma ovviamente si accettano consigli e suggerimenti.
In merito alla variabilità spaziale delle sabbie sollevato da Mccoy (lunghezza di autocorrelazione non piccola … scusa non è il contrario? Con termini per me difficili dici che le sabbie variano più rapidamente dei deposti fini, giusto?), in effetti può essere un problema. Le CPT eseguite ad alcune decine di metri di distanza dai plinti in area non caricata, indicano che sotto la quota di fondazione i valori nei primi 2,5 metri variano tra 2,0 e 5,0 MPa, ma per lo più tra 3,5 e 4,0 MPa. Penso sarà opportuno eseguire anche una CPT a qualche metro dai plinti per verificare la faccenda.
L’edificio non presenta lesioni, le sabbie sono limose almeno nei primi metri (dal 10 al 25 % di limo in sondaggi poco distanti), e non ci sono ragioni geologiche per ipotizzare una sovraconsolidazione per erosione-rideposizione di spessori significativi.
Il lavoro sarebbe una buona opportunità per l’uso del dilatometro, che ho visto impiegato una sola volta. Non credo ci siano particolari problemi (se il committente paga direttamente le 3 (?) prove necessarie), perché gli strutturisti, visti i carichi, preferiscono una verifica accurata. Finora però non ho trovato nessuno che le esegue, almeno nei ragionevoli 100 km di raggio dal cantiere (poco a nord di Piacenza). Anzi mi è stato detto che lo strumento è affittato di volta in volta direttamente da Marchetti, ed è quindi un iter non proprio agevole e forse i costi lievitano. Vi chiedo cortesemente di fornirmi qualche ragguaglio.
L’uso della geofisica in questo caso la eviterei, perché vi è l’esigenza di definire i parametri in modo puntuale e non i valori medi che possono essere facilmente individuati facendo qualche CPT integrativa.
Vi ringrazio ancora dell’attenzione e dei suggerimenti.
Ciao