Vorrei ancora aggiungere: l'APC prende spunto da un presupposto concettualmente valido che è quello di aggiornare le "competenze" di ogni singolo membro di una categoria professionale. Ma, successivamente, lo stesso concetto viene distorto introducendo un azione coercitiva sul soggetto dell'azione formativa che viene "obbligato" ad una adempimento temporale "rigido" che contrasta con tutte le teorie formative costruttive del nostro secolo (veda Brunner). Inoltre il "fallimento" della formazione scaturisce proprio dalla strutturazione dell'APC che diventa una dispersiva corsa alla mercificazione della raccolta di punti, mentre gli "obiettivi" della formazione vengono totalmente persi di vista quando ad un corso si perdono ore di fila per firmare la sola presenza di entrata e di uscita.
Che la categoria geologi debba crescere professionalmente, penso, siamo tutti d'accordo, ma la strada intrapresa è totalmente sbagliata, poichè la "formazione" rappresenta per un professionista, prima che un "obbligo", un indispensabile "investimento" che necessita di un dispendio di energie e di risorse economiche-temporali, per cui si deve necessariamente "mirare" al conseguimento dell'obiettivo e delle "competenze" specifiche per la propria singola e soggettiva "crescita professionale". Non certamente sollevando un polverone di pseudoconoscenze che non daranno nessun frutto se non quello di disperdere le già scarse risorse di ogni singolo geologo, beffeggiandolo ulteriormente di fronte ad un mercato che lo vede, (ahinoi!) ultimeggiare in tutti i settori.