E' più facile che un geologo possa acquisire delle conoscenze specifiche di carattere ingegneristico che viceversa: ritengo infatti ancora indispensabile la conoscenza geologica "pura" nel ramo applicativo e questo è (o dovrebbe essere) quello che ci differenzia in modo netto ed esclusivo dagli ingegneri. L'università dovrebbe fare uno sforzo per inserire innanzitutto analisi I e II per dare una base matematica decente e poi per chi vuole una specialistica fatta di quelle materie di carattere ingegneristico che permettano di affrontare le problematiche applicative anche dal punto di vista della progettazione ecc. ecc.
Questo dovrebbe essere il futuro, il presente purtroppo è ben diverso: la domanda da farsi è se, con i recenti sviluppi, la facoltà di geologia riuscirà a sopravvivere. Da quel che so si paventa una situazione tragica: la storia delle fondazioni è ancora estremamente oscura e se và in porto bisogna capire se ci saranno privati che avranno interessi ad investire risorse nella geologia o se le facoltà dovranno affidarsi soltanto alle tasse rischiando quindi l'estinzione dal momento che i costi di gestione non sono certo quelli delle facoltà di carattere umanistico. In più è previsto un blocco delle assunzioni per 5 anni, il che significa un mancato ricambio dei professori, ricercatori ecc. di portata devastante, tenuto conto dell'età media che abbiamo in giro per le facoltà. Insomma nubi oscure si addensano sulla geologia italiana.. In futuro ci toccherà importare anche i geologi dalla Cina o dall'India dove la ricerca, anche di base, sta marciando a 1000 perchè hanno capito che solo così si può essere competitivi?