Forse non sono stato chiaro:
i corsi che uno si fa a sue spese sia in Italia che all'estero valgono per l'APC, basta segnalarli all'OR si appartenenza e frarseli accreditare (naturalmente serve il programma del corso ed l'attestasto di frequenza).
Dell'APC in Liguria se ne è parlato nelle assemblee già 2 anni prima dell'entrata in vigore quando si è incominciato a parlare seriamente della riforma delle professioni (che lo prevede obbligatorio), quindi gli iscritti (almeno quelli che partecipano alla vita dell'OR) erano già informati.
Dopo i primi sei mesi, in ossequio al fatto che l'APC è sperimentale, si è valutato come procedeva l'applicazione dello stesso e, come già deciso in sede di approvazione del regolamento, si è provveduto a fissare all'autunno la raccolta di una serie di osservazioni (provenienti non solo dai consigli deegli OORR, ma anche dagli iscritti) per apportare miglioramentoi al regolamento.
Se in Liguria avessimo voluto lucrare e creare un nuovo mercato l'APC non ci serviva (anzi ci sarebbe d'impaccio dato che adesso siamo nsotto gli occhi di tutti) dato che i corsi gli organizziamo, e tanti (quasi tutti graqtuiti e frequentati anche da iscritti di altre regioni anche molto lontane, da ingegneri e da stranieri), da questo esistono gli OORR. Esempio: dal 1.01.08 abbiamo organizzato o coorganizzato diversi eventi di cui uno solo a pagamento di tre giorni, costo 250 euro, con gli stessi argomenti (solo con impostazione più applicativa) e parte dei docenti di un corso di un mese prima del Politecnico di Torino (durata due giorni costo, mi sembra 900 euro), con coffe break, pranzo e libro appena stampato dalla GEAM di uno dei docenti (Prof. Peila del Politecnico) del costo di 35 euro: se questo vuol dire lucrare!
Discorso anonimato: benissimo, come ho già detto non ho nulla in contrario finchè si discute civilmente, ma quando mi si da del ladro o del mafioso, mi farebbe piacere sapere chi mi accusa. Comunque chiusa la questione.
Giuliano Antonielli