Il discorso è quanto mai complesso e lungo.
Le norme tecniche di riferimento sono le ASTM D5778.
In linea generale:
1 - Le pietre porose andrebbero preventivamente saturate per un periodo sufficientemente lungo (almeno 3 ore in cella di disareazione) con acqua disareata.
2 - L'uso del grasso al litio conviene per temperature esterne non eccessive, altrimenti tende a divenire poco viscoso.
3 - Si pone grande attenzione alla disareazione completa dell'acqua e delle pietre porose, ma non si dice nulla al contenuto in aria del grasso usato.
4 - Vi è un problema di "desaturazione", ovvero mentre avanza la punta a 2cm/s si crea a retro della punta (ovvero in corrispondenza della pietra porosa) un "vuoto" (suction pressure) legato al movimento stesso, determinando la presenza di pressioni neutre addirittura negative!
5 - Il grasso è la capacità di trasmettere le pressioni tende a diminuire con la profondità in quanto, a causa delle pressioni negative di cui sopra e dell'attrito laterale, tende ad essere allontanato dalla propria sede.

Io in genere operavo in questo modo:
a - raggiungevo il presunto limite della falda: se avevo a disposizione una punta sonica potevo visualizzare on-line i valori registrati nella punta.
b - Appena raggiungevo il livello piezometrico (incremento della U) attendevo qualche secondo affinchè la pressione neutra esterna alla punta (sicuramente superiore rispetto a quella atmosferica nella quale avevo operato per preparare la punta) andasse a disciogliere l'aria eventualmente presente.
c - In qualche caso, per prove realizzate a profondità non eccessive (max 10-15 m) non sostituivo la punta per realizzare la prova successiva, in quanto la pressione neutra alla quale avevo portato la punta (10-15 bar, appunto) mi garantiva maggiormente l'assenza di aria nella punta.
E' da considerare che quest'ultima procedura (anche se nei casi sperimentali effettuati mi dava buoni risultati) non è considerata nelle norme e nelle specifiche e pertanto la prova potrebbe essere contestata.