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Cari colleghi, volevo introdurre un nuovo argomento di sapore forse pseudo-filosofico, ma che può anche essere letto come un problema reale che investe la nostra professione. E' da molto tempo infatti che provo un notevole disagio nello svolgere questa professione, tanto amata ma anche tanto vituperata, disagio che fa sorgere delle domande spontanee alle quali spero qualcun altro del forum sia in grado di dare risposta. Iniziamo col dire che svolgo la libera professione da oltre 15 anni. Come molti di noi sanno, e a differenze delle "credenze popolari", c'è stato sempre l'annoso problema del recupero dei crediti, per cui con la professione non ci si arricchisce, ma si sopravvive. Sempre molti di noi riescono a superare questa empasse con il fatto che si sentono appagati dal lavoro, per cui è la passione il vero motore trainante, non certo i soldi. A questa schiera sono appartenuto, sino a qualche anno fa, anche io. Ora però sento che sta subentrando una certa disillusione, un certo disamoramento, legato alla constatazione che il lavoro diventa sempre più complesso, difficile, pieno di insidie: quanti di voi hanno la sensazione di fare tutt'altro che il mestiere del geologo ? di stare giorni e giorni alla ricerca di carte e cartine, leggi e leggine, per cui uno si chiede se non stia facendo piuttosto l'avvocato ! A questo aggiungiamo poi un quadro sociale generale quanto mai deprimente, nel senso che oramai è chiaro che siamo tornati di filato ai gloriosi tempi della Prima Repubblica, con tutto quel clientelismo, quell'uso spregiudicato e ricattatorio della politica, per cui, se uno vuole fare qualche lavoro di un certo respiro, deve farsi il giro delle "sette chiese", mendicando qua e la', turandosi il naso. Lo so che è uno dei tanti vizi dell'Italia, tant'è che sorge spontanea una domanda: e se fosse un problema solo nostro ? Lo chiedo perché, parlando con un amico architetto, mi raccontava di come alcuni suoi colleghi scandinavi fossero rimasti sconvolti dal "modo di lavorare" italiano, fatto di mazzette, raccomandazioni, conoscenze e quant'altro. Chiedo quindi agli amici del forum se hanno avuto esperienze dirette o indirette, sullo svolgimento della nostra professione all'estero, per capire se si può aspirare a qualcosa di meglio o no. In poche parole: vale la pena emigrare all'estero e mandare a quel paese tutti ?
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Iscritto: Apr 2000
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antonio,
posso sottoscrivere al 100% il tuo messaggio, come credo molti altri, e in particolare questo passaggio: < A questo aggiungiamo poi un quadro sociale generale quanto mai deprimente, nel senso che oramai è chiaro che siamo tornati di filato ai gloriosi tempi della Prima Repubblica, con tutto quel clientelismo, quell'uso spregiudicato e ricattatorio della politica, per cui, se uno vuole fare qualche lavoro di un certo respiro, deve farsi il giro delle "sette chiese", mendicando qua e la', turandosi il naso.>, a cui forse si potrebbe aggiungere 'senza nulla ottenere!'.
Personalmente posso dirti che il suddetto quadro generale al sottoscritto è sempresembrato uguale e costante da quando ho iniziato (12 anni fa) a lavorare, e cioè non ho notato tutte queste differenze fra prima e seconda repubblica in termini di clientelismo e mala_politica.
Per non trasformare il post nell'ennesimo lamento, la risposta alla tua (prima) domanda, è sicuramente 'si', sia in termini di soddisfazioni professionali che economiche.
se invece (globalmente) valga la pena, ci sto ancora pensando...non è facile fare una valutazione costi-benefici, le variabili sono moltissime e quasi tutte personali. quando ho dovuto valutare se rimanere all'estero o rientrare in italia, alla fine ho scelto la seconda, ma attualmente sto anche valutando la possibilità di ripartire.
ladecisione di partire non dovrebbe essere 'forzata' dal malessere che descrivi, quanto da una decisione presa più 'a cuor leggero', se mi passi il termine. altrimenti si corre il rischio di campare male anche da emigrante.
il problema fondamentale è che, mentre può essere abbastanza facile decidere di andare all'estero da neolaureati o poco più, ad es. per una borsa di studio, e poi magari fermarsi qualche anno in più, non è affatto facile (cosa intuibile) partire nell'età di mezzo", magari con situazioni già consolidate (es. familiari etc..)
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Iscritto: Mar 2004
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Iscritto: Mar 2004
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Cosa si è convinti di trovare all'estero? Gente onesta? Amanti della nostra categoria? Ho provato da neolaureato a partire per l'estero, in Europa, Australia e Nuova Zelanda. Sono tornato perchè almeno in Italia si mangia bene all'estero neanche quello. Per me è stata una bellisima esperienza di vita, ma non di lavoro. Tale e quale a noi
Se vogliamo sognare che via da qui sia tutto più bello siamo liberi di farlo.
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Iscritto: Apr 2000
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Originariamente inviato da Simo.: Cosa si è convinti di trovare all'estero? Gente onesta? Amanti della nostra categoria? Ho provato da neolaureato a partire per l'estero, in Europa, Australia e Nuova Zelanda. Sono tornato perchè almeno in Italia si mangia bene all'estero neanche quello. Per me è stata una bellisima esperienza di vita, ma non di lavoro. Tale e quale a noi
Se vogliamo sognare che via da qui sia tutto più bello siamo liberi di farlo. almeno in certi paesi si trova un mercato meno 'drogato'...e l'altissima richiesta di tecnici ambientali (sl) ne è la prova più concreta. di disonesti etc c'è pieno dappertutto (come peraltro di ristoranti italiani  ), ma nn è quello il punto. poi c'è lavoro e lavoro...tu che hai fatto, e dove?
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Iscritto: May 2001
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Io come esperienza sono sbarcato in Belgio nel settembre del '95 con una borsa di studio e mi ci trovo ancor oggi.
Ora sono co-fondatore di una società di cartografia e remote sensing, occupandomi prevalentemente di GIS ed interpretazione geologica a scala regionale (nonostante ora stia lavorando in collaborazione con MSF ed ICRC su Banda Aceh per fornire supporto cartografico nelle zone sinistrate dallo Tsunami).
E' vero che si mangia male (parecchio) se siamo abituati agli standard assai elevati italiani (salvo sborsare cifre immonde), come é altrettanto vero che la Regione Wallone ha co-finanziato, con fondi a perdere, la fondazione della società, ci pagano lo stipendio per il 75% e 50% nei primi due anni, le università sono decisamente all'avanguardia rispetto a quella che avevo lasciato tempo addietro, i mezzi tecnologici per apprendere ci sono, si ha tutto l'appoggio necessario per creare spin-off e nuove società, la copertura sociale quassu' é da sogno etc etc.
Cio' non toglie che tanta gente parte per gli States a cercare fortuna.... altri miglior tempo meteo ed esiste un grande tasso di disoccupazione (soprattutto operaio).
Dei geologi che conosco, nessuno si lamenta, tanti lavorano nel settore della prospezione mineraria (ultimo baluardo della geologia belga post coloniale), altri nel settore ambientale, idrogeologia anche se la geotecnica é comunque in mano agli ingenieri. Ma questa é la situazione locale, in Francia, Germania od altrove la situazione potrebbe ben essere differente; ricordate che l'erba del vicino é sempre piu' verde, quindi diffidate dai miraggi.
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Iscritto: Nov 2004
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Combinazione anche noi siamo sbarcati in Belgio nel 1994 (non è che ci siamo conosciuti? ti dice niente Leuven? Se sì comunque non citarmi con nome e cognome su questo forum). Abbandonati dallo sponsor (boss universitario) siamo caduti in semi-disgrazia presso gli indigeni (non è che i belgi ci amino follemente) e in breve ce ne siamo tornati con le pive... Anche in questo tutto il mondo, mi sembra, è paese. Se non altro ho smesso di puzzare di Stella Artois (ho abitato di fronte alla fabbrica e ci avevo fatto l'abitudine) e mangiare patatine fritte, e almeno quello mi ha fatto bene. Mi citi proprio il Belgio che non mi sembra un fulgido esempio... Intorno alle istituzioni europee c'è un pressing di personaggi più o meno dubbi in cerca di incarichi... non mi sembra enorme la differenza con i tempi migliori della nostra Cassa per il Mezzogiorno. Solo che lì, gli italiani li tengono un po' da parte perche perchè sono un po' piccoli, neri e corrotti. E possono così comportarsi più o meno come noi senza averci tra i piedi. Scusa la domanda, ma come hai fatto, tu o chi per te, ad avere incarichi dal Ministero Vallone. Hai suonato il campanello e sei andato a dirgli che eri molto bravo? Se hai vinto qualche gara non è che avevi in raggruppamento qualche elemento tipo Prof. dott. ing. baron. gr. figl. putt. di fantozziana memoria? Ciao Ciao
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Iscritto: May 2001
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Lancillotto, tu parli delle Fiandre, dove gli italiani sono visti (come i belgi francofoni d'altronde) come l'ultima ruota del carro, mangiatori di pizza e suonatori di mandolino (sebbene quassu' come piatto nazionale "vantino" le cozze e patatine fritte...).
In Wallonia, io sono a Liegi (città per me assai indecente), le cose sono un poco differenti perlomeno per l'ambiente e le possibilità di lavoro a cui ho avuto accesso, senza dover prendere tessere di partito (socialismo imperante da decenni) o aggrapparmi a maniglioni.
Non voglio comunque continuare questo bla-bla, non essendo veramente il post adatto per considerazioni personali.
Enrico
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Iscritto: Jul 2002
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In poche parole: vale la pena emigrare all'estero e mandare a quel paese tutti ? Si....ne vale la pena.
Stefano Baffi Seismic Interpreter Horizon Energy Partners Scheveningseweg 8 2517 KT The Hague Netherlands
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Per Stefano, siccome anche io mi occupo di Geofisica applicata, sopratutto elettromagnetismo ed elettrica, e che in Italia è sempre più difficile lavorare, potresti dirmi come sei giunto sin lì ? Sei anche tu socio EAGE o EEGS ?
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