semplice, conciso e soprattutto chiaro !!
Semplice, chiaro e diretto è quanto invece ha scritto, caro Alessandro, Gianpaolo Pansa a proposito del seguente articolo su "Patria" di Tina Merlin, la ragazza di Trichiana, nel 1983:
"I giorni dopo il Vajont la gente era convinta che la tragedia dovesse essere un punto di partenza per una riflessione collettiva dalla quale partire per cambiare, per mettere in discussione rapporti e metodi. C'erano duemila morti ammazzati, dei quali tutti i poteri portavano una responsabilità diretta o indiretta. La Costituzione era stata messa sotto i piedi e si era rivelata incapace di garantire perfino la vita dei cittadini. Da più parti si proclamava, e si prometteva, che occorreva cambiare rotta. Invece, da allora, le compromissioni del potere politico con quello economico sono state infinite e scandalose. Si sono affinate nella degenerazione di ogni diritto, talchè la democrazia non ha più senso e reale consistenza in questo nostro paese governato da gruppi di potere palesi e occulti, dove uomini della politica e uomini dell'economia vanno sottobraccio a quelli della mafia, del terrorismo, della P2, per sostenersi a vicenda....."
Oggi c'è l'emergenza Campania e Saviano scrive Gomorra e Travaglio scrive le stesse cose di Tina Merlin nel libro la scomparsa dei fatti, ma non lo sa neanche lui dato che il suo maestro, a cui lui sempre si è ispirato, Indro Montanelli, insultò la memoria delle vittime del Vajont e la stessa Tina Merlin con un articolo indecente sulla Domenica del Corriere di allora paragonando la Merlin ad uno sciacallo che lucra sulle disgrazie altrui e l'evento ad una catastrofe imprevedibile come un terremoto o un ciclone proprio per citare un esempio di giornalista non al servizio del potere (ma và).......
Grazie a Matteo Cultrera per aver ricordato l'evento ma forse l'articolo di Buzzati non era proprio il più adatto, soprattutto perchè l'opera non può essere definita come testimonianza della tenacia e del coraggio umano, un capolavoro anche dal punto di vista estetico. Più adatto è invece ciò che scrisse la grande Tina, l'unica giornalista che ha seguito con passione e partecipazione l'intera vicenda, nel silenzio complice della stampa di allora compreso Dino Buzzati, definendola (l'opera e gli abitati evacuati di Erto e Casso), nel 1983, con queste parole: "Resterà un monumento a vergogna perenne della scienza e della politica. Un connubio che legava strettissimamente, vent'anni fa, quasi tutti gli accademici illustri al potere economico, in questo caso al monopolio elettrico SADE, che a sua volta si serviva del potere politico, in questo caso tutto democristiano, per realizzare grandi imprese a scopo di pubblica utilità, si fa per dire, dalle quali ricavava o avrebbe ricavato enormi profitti. In compenso il potere politico era al sicuro sostenuto e foraggiato da coloro ai quali si prostituiva. La regola era, ed è ancora, come in tutti gli affari vantaggiosi, quella dello scambio...........
Ho un debito verso gli ertani: raccontare la loro storia. Oggi, dopo vent'anni in cui l'Italia e gli italiani sono stati offesi, umiliati, tiranneggiati, uccisi in mille altre maniere, forse questa storia sembrerà una delle tante "casualmente accadute". Forse più "pulita" di quelle che accadono oggi. Ma non è così. Assomiglia molto a quelle di oggi. E' contrassegnata dallo stesso marchio: il potere e dall'uso che ne fanno le classi politiche e sociali che lo detengono".