Hai ragione, Alex, sono nato ben dopo l'evento (anche se non sono non molto più giovane di te), ma ti assicuro che da queste parti il Vajont si sente ancora "sulla pelle viva": io stesso ho perso dei conoscenti di famiglia e mio nonno, che quella sera si trovava a Belluno, fu tra i primi soccorritori. Ho raccolto le notizie da racconti di parenti ed amici (tralascio i particolari agghiaccianti di chi si è recato sul luogo, per non parlare di chi è sopravvisuto al disastro).
Per apprendere almeno in parte la lezione ho ritenuto necessario leggere alcuni testi in merito, tra i quali cito quelli che ritengo più significativi:
-MERLIN, T., PANSA, G. & PAOLINI, M. (1997). Sulla pelle viva. Verona: Cierre.
-CARLONI, G.C. (1995). Il Vaiont trent'anni dopo. Esperienza di un geologo: CLUEB.
-DATEI, C. (2005). Vajont. Padova: Cortina.
-MASE, G. (2004). <<Le >>Foto della frana del Vajont. Ferrara: k-flash.
-PAOLINI, M. & VACIS, G. (1999). Vajont 9 ottobre 1963. .Roma: Rai radiotelevisione italiana Elle U multimedia .distributore
-SEMENZA, E. (2001). <<La >>storia del Vaiont raccontata dal geologo che ha scoperto la frana. San Bartolomeo in bosco: Tecomproject.
Oltre a questi testi ho letto anche altri articoli di carattere scientifico, che per brevità non cito.
La Merlin forse non è un eroe, ma rimane senz'altro, come affermi, una grande Giornalista.
Mi fa molto piacere notare una certo tipo di sensibilità da parte di un funzionario pubblico. Sono le persone come te che possono far crescere la nostra categoria e la nostra società, per il delicato e difficile ruolo che ricoprono. E' vero, spesso il geologo produce relazioni e firme per compiacenza, ma bisogna agire in qualche modo anche sui vari committenti e comitati tecnici, in modo tale che si rivolgano al Geologo preventivamente. In questo senso sarei felice che il Vajont venisse "interiorizzato" molto di più dalla collettività.