I rapporti OCSE indicano come l'Italia sia uno dei paesi dove si spende meno per l'istruzione (9.3 contro la media del 13.2 % della spesa pubblica).
http://www.rainews24.rai.it/notizia.asp?newsid=85687Se da un lato la spesa per le Primarie è più che soddisfaciente, per le Università è evidente che è necessario un incremento dei finanziamenti, altro che tagli (a pioggia, oltremodo: non importa sei hai lavorato bene o male, intanto taglio!).
Inotre il ricambio sarà 1:5. Questo significa che ogni 5 professori uscenti verrà assunto 1 nuovo ricercatore.
Risultato: gli studenti avranno a disposizione un minor numero di docenti, che dovranno occuparsi di un maggior numero di corsi a scapito della ricerca.
Ci saranno tagli ai laboratori con minori possibilità di esperienze applicative (tanto in geologia la pratica non serve, vero?).
Inoltre molte realtà "piccole" potrebbero rischiare di chiudere i battenti.
Si prospettano un minor numero di studenti e meno preparati (tanto poi ci sono gli APC, tenuti magari dai professori di cui sopra) e la ricerca verrà sempre più messa in secondo piano.
Non è un problema delle Università, ma ne va dell'intera categoria dei geologi (ma non solo, ovviamente).
E' curioso che a fronte di ad una tale situzione che metterà ancora più in difficoltà la professione del geologo (siamo in via d'estinzione!) il CNG e gli OORR non abbiano ufficialmente preso posizione.