Quote:
Cardullo ha chiesto se qualcuno conosceva un certo programma per "la previsione in tempo reale del pericolo di piene idrauliche" ...
e giù a dargli addosso!


E giù a dargli addosso? Mah.....dipende dalla permalosità con cui uno recepisce delle semplici osservazioni.
Questo è un forum preposto anche alla discussione e non solo a dare risposte, anche se si va a volte un po' fuori dalla rischiesta, come in questo caso.
Comunque ritengo utile la discussione e non esiste post lungo finchè si parla di cose tecniche e non magari di cose ludico-politico-sociali-sportive.

2) Rischio e pericolosità. La definizione che hai dato non è proprio quella che io conosco....e che si adotta ad esempio nella stesura di un PSDA (Piano Stralcio difesa Alluvioni del PAI). La pericolosità idraulica ci verrà fornita dal modello idraulico a cui verranno assegnate portate con un certo Tr, per cui ad esempio a Tr 50 corrisponderà una certa fascia di esondazione, a Tr 100 un'altra più ampia, a tali fasce si attribuirà quindi un valore della pericolosità che logicamente sarà più alta nelle fasce con tempo di ritorno breve, come prevede lo stesso D.L. 180/'98.
Il rischio si ottiene sovrapponendo a tali fasce sia l'urbanizzato, con le relative infrastrutture presenti, e sia ciò che è previsto nella pianificazione territoriale tramite la sovrapposizione dei mosaici di PRG e solo dopo tali sovrapposizioni possono essere valutati sia l'esposizione che la vulnerabilità (anche se nel caso di rischio idraulico la vulnerabilità è uguale per tutte le strutture essendo legata al battente idraulico e quindi alla fascia di pericolosita), quindi il danno ed infine il rischio.
Per tale semplice motivo non si può dire che il rischio idraulico zero è utopistico e come ha detto Massimo Trossero rimane fondamentale la prevenzione che si attua tramite il PSDA e le sue Norme Tecniche d'Attuazione.

3) Soglie critiche e protezione civile.
Queste sono mie personali considerazioni, dettate anche da una certa esperienza, nell'aver seguito almeno una decina di piene attuando, come Ufficale Idraulico, il famoso servizio di piena previsto dal R.D. 2669/'37.
Le soglie critiche (pluvio-idrometriche) non possono essere stabilite dalla modellistica o solo da questa ma dall'esperienza ricordando anche una famosa massima di Leonardo Da Vinci "quando ti addiviene di trattar dell'acqua consulta prima la sperienza e poi la scienza".
La funzione di un Dipartimento Nazionale di Protezione Civile o di un Centro Funzionale Regionale può limitarsi solo alle previsioni meteo, le quali anche attraverso i livelli di criticità servirebbero solo ad attivare la reperibilità del personale dislocato nei previsti presidi territoriali, i quali a loro volta sono quelli che dovrebbero organizzare il servizio di piena come appunto prevede la direttiva P.C.M. del 2004.
Ma tutto questo in gran parte dell'Italia credo che non avvenga.
La grande lacuna è che non esiste un sistema organizzato che una volta era garantito dal Ministero dei Lavori Pubblici tramite i Geni Civili, dislocati su scala provinciale o i Magistrati. Se chiedete o vi informate verrete a scoprire che anche dalle vostre parti nei corsi d'acqua principali era presente la figura del Sorvegliante Idraulico, con il suo bel Casello Idraulico, un po' come il cantoniere delle strade. Tale figura, insieme a quella dell'Ufficiale Idraulico (ormai scomparse) erano le vigili sentinelle dei corsi d'acqua.
Oggi c'è una confusione pazzesca perchè da una parte alle Province è stato assegnato, per legge, il compito della redazione dei Piani di Emergenza (ai sensi del Dlgs 112/'98) e dall'altro con le varie direttive P.C.M. si fa finta che non esistano riportando a capo della Regione l'organizzazione delle emergenze idrogeologiche, le quali Regioni nel frattempo, in molti casi, hanno già smantellato i Geni Civili ereditati dallo Stato per delegarli alle Province.
Il sistema salta quando non c'è nessuno sul territorio che svolge il servizio di piena.
A che servono i bollettini meteo e gli avvisi di criticità emanati dal Centro Funzionale quando non hanno strutturato i presidi territoriali? I quali a loro volta potevano avvalersi delle strutture delle Province?

Dopo tale discorso appare superfluo affrontare il problema della modellistica quando non c'è nessuno preposto sul territorio a svolgere il servizio di piena e quando non si conoscono le aree a rischio idraulico.


Niuno però presagì prima dell’avvenimento quello, che dopo l’avvenimento di poter naturalmente presagire dicevano quasi tutti