Concordo in linea di massima con quanto scrive Alex-64 ma con qualche osservazione.

Quando ho scritto sul "dargli addosso" sorridevo fra me e me e non volevo introdurre una nota polemica...

Le recenti direttive del Presidente del Consiglio dei Ministri
- (Atto di indirizzo recante: «Indirizzi operativi per fronteggiare eventuali situazioni di emergenza connessi a fenomeni idrogeologici e idraulici», 27 ottobre 2006.
(...) Occorre ricordare che i fenomeni meteorologici sopra richiamati hanno recentemente interessato soprattutto aree fortemente urbanizzate, mettendone in luce l'elevata vulnerabilita' in relazione non soltanto alla possibilita' di «regimazione» dell'evento naturale, anche attraverso una diligente manutenzione del reticolo idrografico minore, ma soprattutto in relazione alla tipologia e all'articolazione urbanistica il cui sviluppo, talvolta, non e' stato ne' pianificato, ne' controllato adeguatamente.
In tal senso gli strumenti di pianificazione quali i Piani stralci di bacino per l'assetto idrogeologico (PAI) danno indicazioni che, per quanto necessarie, non risultano tuttavia sufficienti all'azione di protezione civile, sia in quanto non possono includere situazioni localizzate di criticita', sia perche' si riferiscono a scenari di pericolosita' severi con frequenza di accadimento piu' che decennale.)
- (5 ottobre 2007: Indirizzi operativi per prevedere, prevenire e fronteggiare eventuali situazioni di emergenza connesse a fenomeni idrogeologici e idraulici.
(...) L'attenzione sara' prioritariamente rivolta ai territori esposti a situazioni di rischio elevato e molto elevato, con particolare riguardo alle aree recentemente percorse dal fuoco, nella consapevolezza che non si potra' tener conto esclusivamente delle sole indicazioni contenute nei Piani stralcio di bacino per l'assetto idrogeologico (PAI), in quanto non sufficienti alla pianificazione di protezione civile, anche per l'assenza di riferimento agli scenari di pericolosita', e quindi di criticita', piu' frequenti e localizzati.)

indicano che i criteri seguiti nei PAI per la determinazione del rischio idraulico possono non essere del tutto sodisfacenti per le azioni di protezione civile.

Rischio e pericolosità. Non mi pare che stiamo parlando lingue diverse. Il problema, semmai, è quello della determinazione della pericolosità basata sulle assunzioni di quel tale Leonardo che stupido non era :-)
Entro nel merito.
Per tutta una serie di argomentazioni, il DPC mi dice che devo considerare tempi di ritorno diversi da quelli adottati nei piani di bacino. E può starmi bene.
I tiranti idrici corrispondenti alle piogge intense con quei tempi di ritorno (da valutare - secondo me - con somma prudenza, visto che pur sempre di calcoli si tratta e, tra l'altro, ho i miei personali dubbi sulla loro bontà quando le serie storiche non sono complete o omogenee - ma questo è un altro discorso) possono non comportare una esondazione nelle sezioni considerate.
E allora che si fa?
Giustissima la necessità della conoscenza (ispezioni, presidi territoriali, censimenti, storia dei luoghi) ai fini della prevenzione.
Ancora più giusta, secondo me, la necessità che i presidi territoriali (idrogeo e idraulici) vengano condotti da personale qualificato (geologi x le frane, geologi e ingegneri idraulici x i corsi d'acqua), meglio se abbia avuto la ventura di trovarsi a tu x tu con situazioni critiche, cioè che non abbia solo basi teoriche.
Certo, si deve iniziare e, come un po' tutti quelli che si sono trovati in tali situazioni, all'inizio si può non sapere che pesci prendere.

Hai ragione quando poni l'accento sul problema di chi fa i presidi territoriali, hai proprio ragione perchè mi trovo giusto nella condizione di dover avviare queste attività ben sapendo quale sia la situazione negli uffici pubblici (geni civile e province) dove non ci sono soldi per missioni e dove non è richiesta alcuna qualifica specifica ai funzionari.

Tuttavia, la modellistica, se applicata con gli occhi aperti, cioè senza considerarla in maniera assoluta ben conoscendo quali "debolezze" ci siano dietro, può aiutare, a mio avviso.

Una precisazione. La Direttiva PCM 27/02/2004 sui centri funzionali non parla solo di previsioni meteo. I Centri Funzionali devono, ahimè, emanare, sulla base delle previsioni meteo, gli avvisi di criticità (ordinaria, moderata, elevata) la cui valutazione è fondata sull'interazione tra acqua che piove (prevista) ed effetto al suolo (supposto) e ai quali seguono i diversi stati di allerta (pre-allerta, attenzione, preallarme, allarme).

Il discorso sarebbe molto lungo e mi piacerebbe poterne parlare in modo diverso (cioè non davanti a un monitor) per confrontarmi con altre esperienze regionali.

giuseppe basile