E' molto interessante ciò che dici e sarei contento se intervenisse qualcun'altro nella discussione.
Con la premessa che non si può fare un discorso generico poiché ci sono corsi d'acqua e corsi d'acqua, alcuni con arginature continue e tempi lughi di percorrenza delle piene, altri con arginature non continue (le ex terza categoria del R.D. 524/1904) e a carattere più torrentizio, rimangono, comunque, alcuni punti sui quali mi preme insistere:
1-Il modello idraulico è indispensabile per capire le probabili aree di esondazione. Tale modello, per essere più attendibile, può essere tarato con la picchettatura, dopo una piena o una morbida, ricostruendo il reale battente idraulico e sapendo la portata transitata (tipo da una traversa sulla quale è stato montato un idrometro che ci consente, con la scala idrometrica, dall'altezza risalire alla portata transitata). Nei corsi d'acqua con arginature continue è importante avere la linea delle sommità arginali per individuare le corde molli.
Che le direttive poi dicano che i tempi di ritorno adottati nel PAI sono alti cosa vuol dire? Ma ci rendiamo conto del fatto che chi ha emanato queste direttive non ha ben compreso di cosa si stia parlando? Una volta che hai il modello idraulico puoi considerare tutte le portate che vuoi con i suoi Tr, ci puoi inserire i restringimenti con i possibili salti di baudone....ecc. Però una cosa fondamentale è che il modello idraulico per prima cosa deve avere una ricostruzione il più possibile fedele del terreno. Quindi la sua attendibilità è funzione della precisione e densità del rilievo topografico, altrimenti risulta, come nel PSDA abruzzese che l'esondazione avviene dove le quote sono più alte o addirittura dove l'argine di una sponda è più alto dell'altro di un metro.
2 - Mancanza dei presidi territoriali e di chi svolge il servizio di piena. Chi è preposto al servizio di piena? Dovrebbero essere le Regioni a provvedere secondo gli indirizzi ma in che modo se come detto hanno in gran parte delegato le competenze smantellando i Geni Civili?
Come è da interpretare tale servizio regolato con un vecchio Regio Decreto del 1933 alla luce dei recenti indirizzi operativi? Per dirne una il servizio di piena fa riferimento a livelli di sospetto e di guardia l'indirizzi operativi, come in genere i modelli di intervento nelle le pianificazioni di emergenza, ai famosi livelli di pre-allerta, attenzione, preallarme, allarme.... allora come la mettiamo? Lo vogliamo aggiornare o no questo R.D. del 1933?

Insomma con il tempo per la protezione civile, attraverso le assunzioni nei vari uffici e servizi regionali, provinciali e comunali, si sta spendendo molto di più di prima ma con risultati peggiori di quando vi era l'omino Sorvegliante Idraulico che faceva le sue belle osservazioni a vista agli idrometri a scala o ad asta e conosceva bene il suo tronco di guardia assegnato con i suoi punti deboli e più di tutti sapeva immaginare il comportamento di una piena, seguendola da monte a valle.
Mi chiedo spesso cosa fanno trenta o quaranta e a volte di più persone in un Centro Funzionale Regionale, assunte tramite le leggi che non prevedono il blocco delle assunzioni considerate nelle varie finanziare per il personale di protezione civile?
Oggi che la tecnologia ci viene incontro combinando la presenza sul territorio di tecnici e dei dati in real-time, con a riferimento ciò che la modellistica ci dice, potremmo ottenere risultati spettacolari. Purtroppo a mio avviso la strada intrapresa è stata un altra.
Questa strada ha visto prima svilire le figure che si sono da sempre occupate di tali problematiche, fino a cancellarle insieme alle strutture a cui appartenevano, e poi il proliferare di "esperti" venditori di modelli senza mai arrivare ad assicurare la sorveglianza dei corsi d'acqua, sia in termini di prevenzione che di previsione.
E c’è chi dice che siamo fortissimi nella Protezione Civile! Si nel soccorso e nelle emergenze.


Niuno però presagì prima dell’avvenimento quello, che dopo l’avvenimento di poter naturalmente presagire dicevano quasi tutti