Non ho capito allora qual'è il consiglio.....lasciar perdere???
No...non credo....credo invece che grazie anche all'apporto vostro, la categoria ha fatto passi in avanti ed ora, più che mai, non è il momento di fermarsi.
Non credo che costi molto agli Ordini Regionali organizzare convegni tematici (erosione della costa, difesa dalle alluvioni, rischio sismico, rischio frane, tutela delle risorse idriche, ecc., ecc.) riferiti a problematiche locali (e ce ne sono da sbizzarrirsi) ai quali devono essere invitati, Sindaci, Presidenti di Province e Regione e gli altri rappresentanti degli Enti Locali.
Il politico si sa un po' è ignorante e un po' ci fa.
Ricordo una recente frase da parte di Uberto Crescenti "il politico vuole il controllo del territorio e la figura del geologo spesso gli è da inciampo nelle decisioni che vuole prendere".
Ecco il Ruolo degli Ordini Regionali è quello di sensibilizzare il politico che non ci fa e mettere a conoscenza il cittadino del fatto che se certe decisioni vengono prese è perché il proprio politico ci fa.
Un esempio, dalle mie parti a più riprese e da parte di più politici (centrodestra e centrosinistra) si sta invocando la modifica delle Norme Tecniche del PAI per consentire l'ampliamento di discariche nelle aree a rischio frana molto elevato (la modifica poi includerebbe anche tutte le infrastrutture).......proprio come Cetto Laqualunque nel suo primo comizio elettorale....questo è chiaro non deve accadere...
In questo campo il geologo deve far sentire la propria voce e ribadire l'importanza dell'idoneità del sito, dal punto di vista geomorfologico ed idrogeologico, di una discarica.
Se questo il geologo non lo fa non verrà in futuro neanche interpellato per tale problematica, come sappiamo già è accaduto.
Un paio di anni fa abbiamo dovuto organizzare un Convegno (iniziativa del CAI e di alcuni geologi soci) per far capire agli amministratori la differenza tra rischio e pericolo nel caso di frane, poiché in seguito alla frana di crollo dal "paretone" del Gran Sasso si era creato eccessivo allarmismo (vedasi tale interrogazione palametare)
http://banchedati.camera.it/sindacatoisp...aroleContenute=e su tale allarmismo già qualcuno ci stava speculando (logicamente non del mondo professionale che su queste cose viene tagliato fuori) proponendo sistemi di monitoraggio costosissimi e provando a chiedere finanziamenti al Dipartimento Nazionale di Protezione Civile.
Tali soldi poi vengono sottratti alle reali esigenze di prevenzione dei rischi.
Il punto è che se i fondi provenivano dalla ricerca non c’era nulla da obiettare, ma non potevano provenire dalla Protezione Civile per una semplice questione di priorità.
Il convegno mi diede quindi l'occasione di mettere in evidenza invece situazioni di reale rischio (frane prossime ad abitati e strade) dove non si interveniva (e dove naturalmente è prevista la consulenza del geologo libero professionista).
Qui potete scaricare gli atti del convegno:
www.provincia.teramo.it/settore-vi/gran-sasso-ditalia-i-fenomeni-franosi-analisi-e-proposte/Ecco questo è quello che avrebbe dovuto fare un Ordine dei Geologi Regionale e che invece è partito da un’associazione (un club) che al suo interno ha geologi. L'obbiettivo del CAI logicamente era quello di dimostrare che il rischio frana in montagna fa parte già dei rischi oggettivi che si corrono nelle escursioni.
Il ruolo del CNG è quello di stimolare ed appoggiare gli Ordini Regionali in tali iniziative e se ha tempo e risorse anche promuoverne alcune su scala nazionale.
Ciao ringrazio Andrea Maniscalco per l'intervento e spero che qualcun'altro del CNG e dei vari Ordini Regionali partecipi alla discussione o magari si attivi per tali iniziative di promozione della cultura geologica.
Alessandro Venieri
P.S. i sette tomi della relazione De Marchi si sono persi grazie anche alla regionalizzazione che vide il frammentarsi delle competenze tra Stato e Regioni fatta in maniera non organica...la successiva L. 183/89 cercò di metterci una pezza con l'istituzione delle Autorità di Bacino....ora si sta tornando indietro.