Vorrei rivolgere un’osservazione a quanto dice Enrico Tavarnelli:
qui nessuno vuole sminuire il ruolo della geologia classica nella formazione dei geologi di domani… fatto sta, però, che il mondo è fatto di numeri e di proporzioni tra i numeri!!! ergo se il mercato del lavoro è pronto si e no ad assorbire 10 geologi strutturali/rilevatori è inutile perseverare a volerne formare 100!!! dicendo a tutti e 100 che “ce la possono fare”… (a fare cosa?? i disoccupati?? guarda che per quello non c’è bisogno della laurea!!!) il tutto con l’aggravante DI NON AVERGLI VOLUTO DARE LA BENCHÈ MINIMA PREPARAZIONE PRATICO/APPLICATIVA, cosa che permetterebbe almeno a questi ragazzi di “riciclarsi” il giorno in cui si accorgessero che proprio quella strada non va !!!

Ad Enrico vorrei dire che non può assolutamente portare ad esempio il suo percorso, perché chi ti conosce sa benissimo che il tuo curriculum non è esattamente quello del classico “studente medio”, dire che tutti i ragazzi “ce la possono fare” nei tempi e nei modi in cui ce l’hai fatta tu, è un po’ come dire che tutti possono diventare “calciatori di serie A”, sai benissimo che ciò non può essere e, per quanto tu lo faccia in buona fede, questo non gioverà ai ragazzi (almeno al 90% di questi).

Ti faccio presente che parlo con cognizione di causa in quanto negli ultimi 2 anni sono passati per il mio studio ben 4 ragazzi che si sono laureati “da quelle parti” (indirizzo non applicativo) tutti egualmente disperati dopo aver inutilmente cercato un qulche impiego (qualcuno di loro per 2-3 anni… scusa se è poco), tutti con una preparazione tecnico/pratica che oserei definire imbarazzante!!!

Chiedo a Enrico come sia possibile oggi, nel 2005, che un laureato in GEOLOGIA:
- quando vede una sonda quasi gli lacrimano gli occhi per l’emozione!!! ovviamente dopo che gli hai detto che quella lì è una sonda!!!
- non sa cosa è una prova SPT (neanche “per sentito dire”) nè ha mai visto un penetrometro (figuriamoci poi la differenza tra statici e dinamici)
- non sa assolutamente cosa ci si fa in laboratorio sui campioni (anche questo neanche “per sentito dire”)
- scambia frequentemente i parametri di resistenza al taglio di un materiale con quelli di deformabilità e viceversa
- è convinto che in un SEV l’acqua “si veda bene” e se proprio non si vede è comunque ovvio che l’acqua sta nell’elettrostrato + conduttivo
- non conosce la differenza tra Vs e Vp nè i limiti di una sismica a rifrazione (ad es. in caso di interstrati lenti)

Inoltre vorrei fare presente ad Enrico che a ben 2 di quei ragazzi cui è stata data l’abilitazione nel corso dell’ultima sessione d’esame, ovviamente a seguito dell’ottima sezione svolta, ho testè prestato il Colombo perché con il timbro per me ci possono fare quello che vogliono (non ultimo imbrattare i muri) ma per venire a lavorare da me o sai che differenza ci corre tra un modulo edometrico e un angolo d’attrito o nisba!!