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paolodifranca (64)
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si lo so caro Alex
che confondono talora il geologo con il ginecologo, ma questo non mi dispiace affatto!!!!! forse dalle nostre facce? che complimento he he he

ciao e buon lavoro
dario

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Ricordo la campagna informativa (pubblicitaria?) del Consiglio Nazionale dei Notai e di quello dei Farmacisti per informare l’opinione pubblica sulle loro ragioni. Quelle dei geologi mi sembrano anche più fondate e d’interesse generale ma, forse, manca la convinzione sull’opportunità di una simile strategia.
Nei giorni scorsi “Striscia” ha posto il problema di una scuola materna costruita solo qualche anno fa in una zona a elevato rischio (Ri4) e la gente inizia a porsi domande……….ma per quanto tempo.
Vaugondy

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BuonGiorno a tutti
E' la prima volta che scrivo su geologi.it.
Premesso che non sono un geologo vorrei esprimere anche io la mia opinione riguardo questo argomento.
Sono uno studente "atipico" di scienze ambientali in quanto ho 30 anni, studio e lavoro dal 2002 dopo essermi laureato (triennale) con una tesi sul dissesto idrogeologico in atto su una miniera abbandonata in valle d'aosta.
Mi sono reso conto però che la vera difficoltà non stà nel fare i lavori, le analisi, ma nel saper comunicare il tutto nel modo più semplicistico senza banalizzare il tutto.
La cultura geologica in italia (come penso in tutto il mondo) è difficile da recepire e da apprezzare perchè l'uomo non è in grado inanzitutto di percepire i tempi geologici (ragiona con una scala temporale irrisoria rispetto a quella geologica) e non si rende conto che il modellamento del paesaggio è il frutto di fenomeni che agiscono in tale scala,oppure con altri fenomeni dai tempi di ritorno che non possono essere percepiti...ecco perchè nella maggior parte delle interviste di chi subisce catastrofi ricorre la parola MAI "non era MAI successo prima d'ora"; "non avevo MAI visto"...nella tesi che sto scrivendo in occasione della laurea specialistica cerco proprio di trovare metodi adatti per indirizzare il pensiero delle persone verso una cultura più geologica e meno dell'immediato e rimango convinto che le azioni più importanti siano da indirizzare verso le nuove generazioni cominciando ad introdurle in questo mondo che ai più pare sconosciuto ed incomprensibile.
Non sono un geologo, non ho nemmeno la pretesa di esserlo, ma ho la cultura necessaria per portare avanti questo progetto finalizzato proprio alla creazione di una cultura geologica che tanto auspicate.

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La geologia è un prodotto da vendere, da renderlo gradito e non scostante come la maggioranza di noi fa quando viene chiamato usando termini incomprensibili anche a gente laureata in discipline scientifiche.

Torniamo allo slogan di 40 anni fa : più geologi meno frane e poi senza iniziare dalla creazione della terra indichiamo che cosa s'à da fare.

I medici non ti spiegano mica l'anatomia della parte malata cominciado dalla istologia dei tessuti embrionali.

Noi invece iniziamo con l' avanpaese, le peliti , i clasti e via di seguito con un linguaggio da setta esoterica !!

Molti di noi non hanno capito che le relazioni professionali sono tutt'altra cosa rispetto alla tesi di laurea.

Rendiamo il prodotto che forniamo attraente, non scostante e indisponente !!

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Oggi al TG2 della sera il giornalista ha detto che il Tevere si è gonfiato.
Poi il servizio si è spostato sul medico capo del dipartimento di protezione civile che controllava su un ponte i lavori per il disgaggio di un natante incastratosi sulla pila.
Eppure la mobilitazione della protezione civile è stata massiccia si sono visti mezzi anfibi particolarissimi e sono arrivati gruppi di volontari da quasi tutta l'Italia.
Immagine....immagine e solo immagine.
Sul campo dell'informazione nell'emergenza e della crescita culturale inerente i fenomeni naturali da tempo invece non si fa più nulla.
Celto a proposito del concetto temporale c'è un film "Le ali della libertà" dove il protagonista (Tim Robbins), un banchiere appassionato di geologia, spiega al suo amico l’essenza di tale scienza che risiede nel concetto di forza applicata nel tempo, che poi è quella che con il martello da geologo gli consente la fuga dal carcere.
Da noi manca, soprattutto al sud, la cultura del territorio e quindi dell’approccio a certe problematiche riguardanti le “calamità” naturali che non sono altro che processi naturali che fanno parte di un certo equilibrio. Tale approccio calza perfettamente al geologo.
Io in questo topic ho fatto alcuni esempi di approcci sbagliati ad alcune problematiche che poi si ripetono in diversi posti e in diversi periodi....ne potrei citare ancora tantissimi....ad esempio mi colpì sentire parlare un sindaco di un comune a riguardo delle frane come del tumore del territorio, usò proprio la parola tumore, ignorando che poi grazie alle frane ed ai fenomeni erosivi in genere si mantiene il profilo di equilibrio di un fiume e vengono alimentate le spiagge, per questo è inutile bonificare tutte le frane ma solo quelle che interessano abitati o infrastrutture. Il sindaco ignorava anche la differenza tra pericolo e rischio idrogeologico in s.l..
Gli Ordini Regionali, se non pensassero troppo agli APC e ai tornaconti personali, potrebbero sfruttare le occasioni di incontro con le amministrazioni pubbliche per evidenziare il ruolo del geologo nella difesa del suolo. Per la comunicazione certo bisogna affrontare i problemi direttamente e non dilungarsi partendo dall' orogenesi ercinica, facendo degli esempi pratici proprio come faceva il protagonista Tim Robins del film quando al suo amico di cella spiegò con un esempio semplice il concetto di forza applicata nel tempo.
Vi garantisco che se un convegno viene impostato in tale maniera con esempi pratici di approccio a determinate problematiche ed evidenziando gli errori finora commessi (gli esempi sono moltissimi ci sarebbe l’imbarazzo della scelta) le sale saranno sempre piene e l’interesse dei media alto.
Per il convegno che organizzammo sulla frana del Gran Sasso una sala di ca. trecento persone (per una cittadina piccola è molto) era piena e ci furono molti giornalisti.

P.S. vedo che il topic viene ripreso ma non noto ancora un solo intervento di un presidente o consigliere di ordine professionale o del CNG. Mah...........è tutto dire.

Ultima modifica di Alex-64; 15/12/2008 22:03.

Niuno però presagì prima dell’avvenimento quello, che dopo l’avvenimento di poter naturalmente presagire dicevano quasi tutti
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Un convegno con esempi pratici! Ma dai!
Dove? Non in Italia a meno che gli esempi pratici non contengano trabocchetti.
Stamattina ho perso tempo a cercare dei testi in italiano (per fare qualche regalo utile) che contenessero esempi pratici, risultato della ricerca tra gli scaffali di una libreria universitaria ZERO. A meno di non prendere come tali certi piagnistei che portano a nulla.


"Prosunt omnia quae obstant"
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Massimo ti rispondo con una frase che Daniele Luttazzi utilizzava quando interpretava l'annunciatrice Mediaset "Questa sera il Tele Giornale andrà in onda in forma ridotta per venire incontro alle capacità (di comprensione) degli ascoltatori"
Per farsi capire da una platea composta da amministratori, studenti delle superiori e cittadini qualunque devi usare un linguaggio semplice con una serie di esempi "pratici" nel senso esplicativi. Bisogna avvicinarsi al loro linguaggio e non pretendere il contrario, altrimenti, se si affrontano le tematiche settorialmente senza collegamento ed in maniera accademica ( dinamiche fluviali, dinamiche marine, idrogeologia, geotecnica....) per discutere dei problemi locali del territorio (perchè questo interessa sia agli amministratori che ai cittadini locali) e con un linguaggio troppo tecnico (tipo talweg al posto del fondo alveo ecc.) scordandosi poi magari di mettere in evidenza gli approcci corretti con cui contrastarli, dopo un po' sbadigliano....si addormentano e poi vanno via prima della parte più importante che è nel dibattito.
Questo basta farlo pensandoci prima, non ci vuole molto.
Bisogna innanzi tutto capire dove gli interventi vanno a parare, dargli un certo ordine con un filo conduttore che li lega, cioè l'approccio corretto alla soluzione di determinati problematiche di difesa del suolo.
Penso che sia nelle capacità di molti geologi farlo, io ho fiducia nella mia categoria, ne conosco molti di bravi professionisti in grado di esporre, nel loro settore, lavori con esempi chiari e risultati interressanti. Ecco io vedrei più professionisti e un po' meno accademici che comunque è importante che ci siano e soprattutto che non vengano per parlare partendo dall'orogenesi ercinica smirk
Basta crederci, basta volerlo.....ma se quest'argometo vede il disinteresse principale da parte dei rappresentanti degli organi professionali, dimostrandolo anche in questo topic visitato da più di 1400 geologi e senza ancora un loro intervento....commento anche per dire "me par na stron...ta"....mi fa pensare che l'interesse principale rimanga sempre quello di coltivare il loro piccolo orticello.

P.S. sinceramente non ho capito cosa intendi per esempi con trabocchetti e piagnistei.....io mica mi riferivo a testi o libri. Speigami fai anche tu con me come la presentatrice mediaset.....se no non ci arrivo grin

Ultima modifica di Alex-64; 21/12/2008 19:12.

Niuno però presagì prima dell’avvenimento quello, che dopo l’avvenimento di poter naturalmente presagire dicevano quasi tutti
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I geologi sono professionisti pagati per effettuare delle stime sulla fattibilità di alcuni lavori da amministratori locali, sindaci, ecc.
Tenuto conto della fragilità geologica e delle faglie presenti in Pianura Padana, voi costruireste infrastrutture 'critiche' vicino alla riva del Po ?

http://coseinteressanti.altervista.org/water.pdf
http://coseinteressanti.altervista.org/geology.pdf

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La mancanza di cultura geologica purtroppo riguarda spesso anche noi stessi geologi. Infatti magari pochi di noi sanno cos'è una faglia capace o una faglia attiva. Pochi si documentano sulla sismologia, sull'archeosismologia ecc.
Anche per questo sono passate sotto il disinteresse di molti tecnici e soprattutto di noi geologi le NTC che invece di affrontare il problema seriamente lo ridicolizza con una nota di precauzione nella quale bisogna fare attenzione alla segnalazione di faglie attive, senza specificare da parte di chi devono essere segnalate (vigili urbani? carabinieri? confused ) in che modo (segnaletica triangolare con la scritta "Attenzione pericolo faglie attive"? crazy ) e soprattutto poi cosa si deve fare (costruirci sopra? evitarle? si ma di quanto? costruirci sopra e poi pregare che non si attivino eek ?)!!!
E invece si va dritti con approfondimenti statististici!!!! Con tutto il rispetto per chi come McCoy seriamente e con molta professionalità nel forum Geotecnica ha approfondito la tematica ma qui credo che ci si stia perdendo in un bicchier d'acqua ed è il classico esempio di chi ha visto la pagliuzza senza accorgersi della trave che aveva difronte agli occhi.

La domanda vera è si possono costruire strutture strategiche quali future centrali nucleari, impianti a rischio di incidente rilevante, siti di stoccaggio per scorie nucleari, dighe, ponti, ospedali, scuole......sopra o in prossimità di faglie attive? Seconda domanda dove sono le faglie attive?
Terza domanda come si individuano?
A tali domande il geologo è l'unica figura professionale che può dare le risposte se solo ne capisse il significato e l'importanza.


Niuno però presagì prima dell’avvenimento quello, che dopo l’avvenimento di poter naturalmente presagire dicevano quasi tutti
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Un tratto dell’autostrada A3 "Sa-RC" è invaso da una frana che sposta circa 10mila mc di terra travolgendo un furgone, uccidendo tre persone e ferendone altre cinque.
Qualcuno chiede: come è stato possibile?
Immediata risposta: dopo parecchi giorni di pioggia il terreno si è imbibito di acqua trasformandosi in una massa pastosa che è improvvisamente scivolata sulla scarpata autostradale.
Con ciò, ancora una volta i lutti e i danni patrimoniali vengono addebitati all’inclemenza del tempo e i politici, che molto tempestivamente accorrono sul luogo del disastro per una fugace ricognizione e per una visita di prammatica ai feriti e ai parenti delle vittime (con espressioni di mesto cordoglio) si concedono ai giornalisti per conclamare che simili sciagure non debbono più avvenire e che saranno presi urgenti provvedimenti.
Ancora una volta si recita la solita sceneggiata.
Sui giornali si legge che il Governatore della Calabria, con encomiabile competenza, ha indicato che la causa del disastro deve essere individuata nelle piogge che sono state talmente intense da non ricordarne altre più rilevanti. Gli ha fatto eco il Presidente del Consiglio Regionale e altri politici che, con spirito bipartisan, in un’interpellanza denunciano come siano stati sottovalutati gli allarmi e chiedono interventi urgenti che non possono essere per alcun motivo essere più differiti.
C’è da rimanere sconcertati nel leggere le dichiarazioni di questi personaggi specialmente quando quelle dichiarazioni sono espresse da chi è istituzionalmente deputato al governo del territorio e alla gestione della cosa pubblica.
Ma se anche gli sprovveduti sanno che il territorio della Calabria è tra i più fragili e vulnerabili ai fenomeni naturali connessi all’intensa sismicità e alle precarie condizioni geomorfologiche (che ancora vengono confuse con il “dissesto idrogeologico” che è ben altra cosa) come è possibile che l’On.Loiero non ne sia a conoscenza?
Allora gli ricordiamo che già all’inizio del secolo scorso furono varati proprio per la Calabria provvedimenti legislativi per fronteggiare gli eventi calamitosi. Le prime leggi risalgono al 1906 e al 1908 e poi nel 1952 e nel 1953 per addivenire poi alla legge n.1177/1955 (“Legge Speciale Calabria”) in base alla quale la Cassa per il Mezzogiorno attuò il programma “Consolidamento Abitati” per mettere in sicurezza parecchi centri urbani.
Ma da quell’epoca ai nostri giorni che cosa hanno fatto quei politici che si sono succeduti alla guida del Governo nazionale e della Regione? Non si sentono in qualche modo responsabili del degrado ambientale? E i magistrati, che spesso indagano sulle “magagne” dei politici, non ritengono di potere intervenire anche sotto il profilo penale nei confronti dei responsabili (non soltanto del mondo politico, ma anche imprenditoriale e professionale)?
Andrea Maniscalco




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