Cari lettori di questo forum,

avrei voluto mandare una mia ulteriore risposta ad Iside, che ringrazio per avere, con la sua richiesta, generato questa interessantissima discussione. Ho però preferito prendermi una pausa di riflessione, soprattutto dopo aver letto gli interventi di molti di voi, fra i quali Valentinite, GeoStudio e Blizzard e Georight, che ringrazio.

Ad Iside ho già risposto e non cedo di voler aggiungere altro, se non i miei complimenti ed un i migliori auguri per le sue scelte di studio e di formazione. Mi piacerebbe invece aggiungere una riflessione alla luce degli interventi recenti che ho letto, ed in particolare di quello piuttosto critico di GeoStudio del 07/02. Rispondo che è vero, non si può e non si deve illudere chi muove i primi passi in una scelta di studio sbandierando la possibilità di favolose (e fantomatiche) carriere "da Serie A". Sono però altrettanto convinto del fatto che se c'è interesse e predisposizione da parte di chi intraprende un percorso formativo, per la geologia come per il calcio, fatte presenti le difficoltà del percorso, il raggiungimento di certi risultati (buoni, ottimi, eccellenti) debba comunque rappresentare una giusta, legittima aspirazione.

Venendo ad una questione più generale, e forse più interessante per questo forum, quello dell'occupazione è un grave problema, non solo nel campo della geologia, ma del nostro paese e della nostra società. Ci si può certo esprimere, ma temo che in questa sede sia difficile proporre strumenti risolutivi. Ritengo invece che sia doverosa una riflessione sul ruolo degli enti preposti alla formazione delle figure che un domani andranno a confrontarsi con il mondo del lavoro, inteso nel senso più ampio del termine.

L'università deve, a mio avviso, preparare figure in grado di soddisfare la richiesta. Nel campo della geologia, la richiesta proviene oggi dal mondo della libera professione, dell'industria, della pubblica amministrazione, dell'insegnamento e della ricerca. Una buona università non può - e non deve - trascurare alcuno di questi settori. Essendo stata imposta la necessità di riformare i Corsi di Laurea in triennali e specialistici, ritengo che quelli triennali dovrebbero fornire le basi culturali e metodoloigiche più ampie possibili, mentre a quelli specialistici dovrebbe competere la preparazione di figure maggiormente indirizzate verso un settore piuttosto che un altro.

La necessità di una preparazione di ampio respiro nei corsi di laurea triennali non è fine a sè stessa, ma nasce anche dall'esigenza di colmare profonde lacune formative nell'insegnamento dei corsi di istruzione che precedono l'università. In quanti corsi scolastici avete mai sentito parlare di geologia? Rifacendomi ancora alla mia esperienza personale - provengo dal Liceo Classico dei primissimi anni '80 - ciò che di più vicino alla geologia veniva insegnato si riduceva a due ore alla settimana di geografia astronomica svolta (molto bene, ma per poco tempo) all'ultimo anno. Chi avesse voluto studiare geologia all'università aveva quindi la necessità di "farsi le basi" di questa disciplina. Temo che questa situazione non sia cambiata in meglio e che le lacune di oggi siano rimaste quelle di allora.

Quindi, se l'esigenza dei corsi di laurea triennali è quella di preparare buone figure di geologo di base, adattabili poi alle esigenze applicative, dell'industria, dell'amministrazione, dell'insegnamento e della ricerca, non credo che i corsi possano prescindere da una buona preparazione di base, ed in questo penso di poter esprimere un'opinione diversa da quella di Blizzard, coerente invece con quella di Valentinite. Eliminando dalle lauree triennali materie che stanno alla base della cultura geologica, si rischia di immettere nel mondo del lavoro figure profondamente incomplete. Per fare un esempio, un dentista non può non conoscere l'anatomia di altre parti del corpo che non siano la bocca e i denti: se così fosse, un paziente non si farebbe, credo, anestetizzare durante una visita in uno studio odontoiatrico. Lacune nelle materia che stanno alla base della geologia per me non sono "features" ma paurosi "bugs". Forse chi proviene da un percorso in cui certe materie sono state eliminate non ne sentirà mai la mancanza (non si sente la mancanza di ciò che non si conosce), e non si interrogherà mai, quindi, sulla differenza che passa fra un pirosseno ed un'ammonite. Io credo quindi che, nonostante le sue possibili competenze in altri settori di affinità geologica, non sarà mai un buon geologo. Credo invece che chi proviene da corsi di laurea triennale che privilegiano le materie che stanno alla base della geologia, magari seguite da un biennio specialistico di indirizzo, non rimpiangerà, in futuro, la propria scelta. Sarò felice di essere smentito su questo punto non tanto dai geologi che oggi lavorano (e che provengono quindi da esperienze formative diverse, pre-riforma universitaria), ma da quelli che un domani, nel mondo del lavoro, proverranno da questi due distinti percorsi.

Un discorso diverso va poi fatto per i corsi di laurea specialistica, che, come già detto, devono indirizzare gli studenti nella scelta di un percorso piuttosto che di un altro. E' in questa sede che lo studente potrà personalizzare al meglio il suo curriculum, indirizzandosi verso la scelta applicativa, dell'industria, amministrativa, d'insegnamento o di ricerca.

Infine, a chi come GeoStudio solleva anche il problema di una scarsa esperienza da chi proviene dall'università e cerca di immettersi nel mondo del lavoro, rispondo che il problema esiste; aggiungo però che alcuni corsi di laurea, preso atto del problema, stanno tentando di arginarlo. Un esempio dalla mia sede: su indicazione del Consiglio Regionale dell'Ordine dei Geologi, il CdL triennale in Scienze Geologiche dell'Università di Siena ha inserito crediti per attività formative professionalizzanti, tenute da professionisti, amministrativi e geologi dell'industria. Il CdL specialistico in Geologia per il Territorio, le Risorse e l'Ambiente (GTRA) prevede anche un'attività di tirocinio o stage, minimo semestrale ma con possibilità di ampliamento, presso istituzioni diverse a seconda delle necessità dello studente (studi tecnici per gli "applicati", enti pubblici territoriali per gli "amministrativi", compagnie petrolifere per "i geologi industriali" e università, CNR od altro per i "ricercatori"). Insomma, in qualche modo questi corsi si stanno attrezzando. E' auspicabile che questo investimento produca, in tempi futuribili e non geologici, i risultati sperati.

Grazie mille a chi avrà tempo e voglia di leggere questo mio punto di vista, e comunque a tutti voi che con il vostro scambio di opinioni state rendendo questo forum davvero molto interessante.

Enrico Tavarnelli

CdL in Scienze Geologiche - Dip. Scienze della Terra - Università di Siena


Prof. Enrico Tavarnelli
Dipartimento di Scienze della Terra,
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