come al solito, mi pare si stia girando attorno al problema ( e qualcuno dirà 'tipico dei geologi wink , e cioè non ci si sta rendendo conto che il 'geologo' in senso lato non esiste più. cosi come non esiste l'ingegnere, il medico o l'avvocato.

esistono invece le diverse specializzazioni all'interno di diversi settori, cui corrispondono (o dovrebbero corrispondere) gli associati profili formativi.

ancora prima delle specializzazioni (imho) esistono i due principali orientamenti o linee di studio:

1 - ricerca (di base o applicata)
2 - tecnico/applicativa

una volta accettata questa distinzione, che è piuttosto incontrovertibile, decadono molti discorsi, comunque sia fatta la scelta dell'università (basata sulle future opportunità di impiego, oppure in base alla soddisfazione personale (faccio quello che mi piace)).

Riguardo agli sbocchi occupazionali della facoltà di geologia, purtroppo si deve rilevare:

a - carenze di posti per l'orientamento 1, anomalia comune a tutte le altre facoltà italiane (in italia la ricerca è ridotta al lumicino, com'è noto)

b - per l'orientamento 2:

- offerta sovrabbondante rispetto alla richiesta
- carenza di preparazione rispetto ad altre facoltà
- sovrasaturazione del settore per riconversione del personale da 1 a 2 (chi non riesce a fare il ricercatore, finisce a fare il professionista (frustrato)).


la dimostrazione che:

- a breve, dalle facoltà di geologia usciranno solo pochi ricercatori (sempre se non chiudono prima)

è lasciata per esercizio ai volenterosi.


la dimostrazione che i futuri tecnici professionisti del settore geologico-ambientale non saranno geologi è banale, e consegue dalla dimostrazione precedente.