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OP
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No.... si parte da una microzonazione di II livello (quella di I livello si attua in fase di pianificazione territoriale) e poi, qualora i fattori di amplificazione stimati con questa procedura (II livello) risultano superiori a quelli riportati in un database (comprendente tutti i comuni della regione), distinti per tipologia di suolo di fondazione, si passa alla microzonazione di III livello.
saluti, agi
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Interessante, purtroppo non è un metodo condiviso da tutte le regioni  Sono comunque d'accordo sul fatto che come geologi dovremmo dedicarci a questo tipo di aspetti, acquisendo una conoscenza dei metodi empirici e numerici ma anche una conoscenza intuitiva (ovviamente successivamente dimostrabile) di tutti i meccanismi legati al sottosuolo e alla morfologia che influenzano l'amplificazione locale. E' ormai chiaro che il terremoto non può essere previsto ma può essere sicuramente prevenuto (mediante misure strutturali e l'eventuale divieto di edificazione) e con l'applicazione di questi dettagli possiamo dare il nostro utile contributo alla prevenzione.
"Data speak for themselves" -Reverend Thomas Bayes 1702-1761 P(Ai|E)=(P(E|Ai)P(Ai))/P(E)
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OP
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Interessante, purtroppo non è un metodo condiviso da tutte le regioni
Nel senso che non tutte le regioni hanno delle normative specifiche inerenti gli studi di microzonazione?
Condivido a pieno il purtroppo! Se penso ad es. che la Calabria pur essendo una zona a elevato rischio sismico non possiede normative così specifiche! Da questo punto di vista credo vadano elogiate quelle regioni, che seppure con metodologie non da tutti condivisibili, muovono dei passi verso la mitigazione del rischio sismico.... La realizzazione di data base regionali, provinciali, comunali, relativi ad accelerogrammi, profili stratigrafici, parametri geotecnici caratteristici, elasto-dinamici, idrogeologici, etc., a supporto della progettazione sia un primo passo, ma comunque fondamentale, da compiere per una corretta pianificazione territoriale....
saluti, agi
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