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#61337 01/02/2009 19:37
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Non sono un geologo. Sto seguendo preoccupato quanto sta avvenendo per la messa in sicurezza permanente di un sito dichiarato contaminato (ex-cava utilizzata per trent’anni come discarica incontrollata, sulla quale si vogliono costruire 1300 appartamenti). E’ stato fatto il piano di caratterizzazione dell’area (2003), che è stato approvato dall’Amministrazione (2004). Ora l’amministrazione stessa ha approvato il piano operativo di bonifica – redatto ai sensi del 152/2006 - senza che sia stato ancora approvato il documento dell’analisi di rischio sito-specifica, per cui non si conoscono ancora le CSR: sono infatti in corso altre analisi di terreni ed acque per cui varieranno i dati relativi. Domanda: è normale tutto ciò (tenendo conto che certamente la concentrazione dei contaminanti presenti nel sito sarà superiore ai valori delle CSR) oppure è rigorosa la sequenza delle procedure previste dall’art. 242 del d.lgs.152/2006 che sembrano prevedere (commi 3-7): 1) approvazione piano di caratterizzazione, 2) approvazione analisi di rischio, 3) approvazione piano operativo di bonifica? Mi affido alle vostre competenze, grazie.

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non mi sembra normale, l'iter è quello che hai descritto alla fine, pertanto i fatti mi sembrano abbastanza inspiegabili

ciao

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Concordo. Direi quasi allucinante

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Attenendoci in modo rigoroso al D.Lgs. 152/06, questo è un iter anomalo.
Posso però dire, per esperienza diretta, che a seconda della Provincia in cui ci si trova, a volte viene accettata la redazione del Progetto Operativo di Bonifica senza fare il Documento di Analisi di Rischio, assumendo direttamente le CSR uguali alle CSC.
Ripeto, dipende dalle convinzioni dei funzionari con cui ci si trova ad interfacciarsi. Questo è un vero problema; quello che viene accettato e richiesto in una provincia, a volte non viene accettato in un altra provincia! E' un caos...


Stefano Zanarello
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Innanzitutto se parliamo di una ex cava abbandonata senza piano di ripristino, utilizzata come discarica abusiva fa porre 2 quesiti: 1 - Quale la destinazione d'uso del terreno.
2- Quale la proprietà. Ciò saputo si deve seguire, oltre alle procedure del 152/06 e se il fatto era antecedente quelle del DM 471, anche quanto contemplato in termini di danno ambientale.
Una volta bonificati il terreno e la falda si potrà procedere all'eventuale variante di PRG che non avrebbe senso se fatta su di un terreno inquinato e/o non bonificato (chi ha fatto SIA, VIA e Relazione geologica e idrogeologica.
Dietro questa assurdità potrebbe anche celarsi un avvantaggiamento giuridico ed economico di chi aveva l'obbligo di ripristino della cava e di bonifica della discarica abusiva.
Lo stesso ripristino della cava va fatta con un ripristino che si chiama ambientale e non edilizio.
Nello specifico da te genericamente descritto mancano molti dati, quali quelli relativi alle date ed ai quantitativi di rifiuti smaltiti abusivamente ed alla loro analisi merceologica. Dalla quantità (di mc di terreno inquinato e di rifiuti individuati) ad esempio dipendono le procedure da avviare come anche dagli inquinanti.

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Sono d'accordo, l'iter è quantomeno anomalo.
Anche a me però è successo che è stato accettato il Progetto Operativo di Bonifica senza fare l'Analisi di Rischio, assumendo direttamente le CSR uguali alle CSC (in genere in assenza di idrocarburi, in quanto alcuni metalli non sono molto "mobili").
L'analisi di rischio è una fase fondamentale dell'iter di bonifica in quanto fornisce le Concentrazioni Soglia di Rischio (CSR) le quali diventano automaticamente i valori di riferimento per definire gli obiettivi di bonifica del Progetto Operativo di Bonifica. Da notare che il discorso vale sia se le CSR sono superiori sia se sono inferiori alle CSC del 152/2006. In parole povere le CSR diventano i nuovi limiti di riferimento sito specifici dell'area oggetto di studio.

Ciao

Massimo


Predatori del mondo intero, adesso che mancano terre alla loro sete di totale devastazione, vanno a frugare anche il mare: avidi se il nemico e' ricco, arroganti se e' povero, gente che ne l'oriente ne l'occidente possono saziare; loro soli bramano possedere con pari smania ricchezze e miseria.
Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero;infine, dove fanno il deserto, dicono che e' la pace.
(Tacito, Agricola, 30).
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Ringrazio tutti coloro che hanno risposto al mio quesito e chiedo se è vero, come sostenuto da qualcuno, che, operando con la 152/2006, l'analisi di rischio sito specifica non sarebbe obbligatoria nel caso di una messa in sicurezza permanente in cui col capping si taglino i percorsi di diffusione dei contaminanti lasciati sottoterra (rappresentati da composti inorganici e composti organici). Vi risulta? Un bel saluto a tutti.

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Ora forse ho capito.
L'Amministrazione ha ragione, se non ci sono contaminazione nella matrice solida, il "problema" sono i rifiuti intesi come sorgente primaria di contaminazione. Siccome la normativa non prevede lo sviluppo dell'analisi di rischio sui rifiuti, in quanto sorgente primaria di contaminazione, gli unici interventi che la normativa prevede sono:
1) la rimozione dei rifiuti
2)la messa in sicurezza permanente

Essendo il punto 1 spesso improponibile per i costi che necessita (non sostenibili) , in genere viene fatta la messa in sicurezza permanente che non attiva i percorsi di diffusione ed esposizione dei contaminanti verso potenziali bersagli.
Quindi se questa è la situazione, il percorso progettuale ed amministrativo è corretto.

Ciao

Massimo


Predatori del mondo intero, adesso che mancano terre alla loro sete di totale devastazione, vanno a frugare anche il mare: avidi se il nemico e' ricco, arroganti se e' povero, gente che ne l'oriente ne l'occidente possono saziare; loro soli bramano possedere con pari smania ricchezze e miseria.
Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero;infine, dove fanno il deserto, dicono che e' la pace.
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Moderated by  Massimo Della Schiava 

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