Ciao Geodario,
ricambio il saluto, continui a mangiare tromini? Io ne sono ghiotto.
Georok, mi associo ai colleghi, il phi residuo come ben sai è l'ultima sponda dell'attrito, quando le particelle e i grani lungo una superficie sono stati isorientati da uno scivolamento notevole.
Se non hai indizi di scivolamento con grande deformazione avvenuto negli strati 1 e 2, perchè utilizzarlo?
Al massimo puoi controllare tu con simulazioni al PC cosa succede se a quegli strati assegnamo un phi_res e se le conseguenze ti appaiono credibili dal punto di vista della geomeccanica e della configurazione della frana.
Inoltre: si tratta di suoli molto 'fragili'? Se fragili sappiamo che in caso di rottura progressiva c'è effettivamente il pericolo che i tratti con Rd<Ed si propaghino in fretta.
Ma allora potresti provare un gradino intermedio, il phi_cv, un pò più alto del residuo.
Perchè dici che il valore di picco si verifica solo in laboratorio? Neanche la scuola del politecnico di Torino, che propugna l'utilizzo del phi_cv ovunque, mi sembra sia così drastica!
E' vero che il laboratorio approssima le condizioni naturali, ma in genere i fenomeni di softening oppure il non considerare anisotropie danno resistenze minori di quelle ceh si riscontrano in natura.
Il considerare un phi_picco caratteristico ci rende automaticamente una stima cautelativa del valore medio dello stesso, tarata sulla completezza dei dati in nostro possesso.