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Cari amici, sono nuovo nel forum, anche se da molti mesi seguo attentamente i Vs post. Dunque vorrei sottoporvi una questione relativa alla verifica di stabilità del pendio. Considerato un pendio in frana avente spessore di 10 metri, informazioni che derivano dai sondaggi stratigrafici spinti fino a 30 metri nel quale sono stati prelevati n. 3 campioni indisturbati. I parametri ci indicano oltre ai valori delle proprietà indici anche i valori di resistenza sia in condizioni di picco che in condizioni residue. Dunque la questione è la seguente, nella verifica di stabilità di pendio costruisco il modello geotecnico di riferimento nel seguente modo:
strato 1 - corpo di frana - parametri residui; strato 2 - terreno limoso-argilloso - parametri di picco; strato 3 - argille grigio-azzurre - parametri di picco;
Secondo voi è giusto considerare per i terreni che non sono stati interessati dal movimento franoso (strato 2 e 3) i parametri al residuo? Se si, perchè?
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Secondo voi è giusto considerare per i terreni che non sono stati interessati dal movimento franoso (strato 2 e 3) i parametri al residuo? Se si, perchè? Considerare i valori residui va certamente a vantaggio della sicurezza ma non è scientificamente corretto; se il modello geotecnico è affidabile non ha senso adottare ulteriori cautele.
Egidio Grasso Coordinatore sito WEB www.geologi.itPuoi credere di farcela o credere di non farcela. In entrambi i casi i fatti ti daranno ragione. (Henry Ford)
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georock
in linea di massima sono d'accordo con Egidio. Non facciamo i catastrofisti. Certo che se la frana minaccia qualcosa di strategico, scuole, grosse vie di comunicazione ecc. magari adotterei le procedure indicate da McCoy sui valori caratteristici che ragionando sul 5° percentile risultano leggermente più cautelativi del picco nudo e crudo.
Che dici McCoy?
un saluto d
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OP
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Grazie per le risposte, comunque la frana risulta stabilizzata in modo naturale, cioè è arrivata al fiume e il piede della frana non entra mai a contatto con l'acqua in quanto il fiume, in quel tratto è stato arginato. Movimenti vi possono essere sono per evoluzioni interne al corpo di frana. Inoltre non minaccia strutture strategiche. Dunque è pertinente se considero i parametri al residuo solo per i terreni interessati da frana, considerando l'attendibilità dei parametri geotecnici suffragata, tra l'altro da certificati di laboratorio. Vi voglio ringraziare infinitamente, inoltre vorrei rispondere a geodario quando parla di parametri caratteristici, secondo me è ragionevole considerare che il valore di picco non si verifica mai in natura se non in laboratorio.... Purtroppo le nostre istituzioni, cosi come gli enti che istruiscono i nostri progetti geologici non ritengono validi queste considerazioni.... Peccato!!!
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Iscritto: Mar 2004
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Ciao Geodario, ricambio il saluto, continui a mangiare tromini? Io ne sono ghiotto.
Georok, mi associo ai colleghi, il phi residuo come ben sai è l'ultima sponda dell'attrito, quando le particelle e i grani lungo una superficie sono stati isorientati da uno scivolamento notevole.
Se non hai indizi di scivolamento con grande deformazione avvenuto negli strati 1 e 2, perchè utilizzarlo?
Al massimo puoi controllare tu con simulazioni al PC cosa succede se a quegli strati assegnamo un phi_res e se le conseguenze ti appaiono credibili dal punto di vista della geomeccanica e della configurazione della frana.
Inoltre: si tratta di suoli molto 'fragili'? Se fragili sappiamo che in caso di rottura progressiva c'è effettivamente il pericolo che i tratti con Rd<Ed si propaghino in fretta.
Ma allora potresti provare un gradino intermedio, il phi_cv, un pò più alto del residuo.
Perchè dici che il valore di picco si verifica solo in laboratorio? Neanche la scuola del politecnico di Torino, che propugna l'utilizzo del phi_cv ovunque, mi sembra sia così drastica!
E' vero che il laboratorio approssima le condizioni naturali, ma in genere i fenomeni di softening oppure il non considerare anisotropie danno resistenze minori di quelle ceh si riscontrano in natura.
Il considerare un phi_picco caratteristico ci rende automaticamente una stima cautelativa del valore medio dello stesso, tarata sulla completezza dei dati in nostro possesso.
"Data speak for themselves" -Reverend Thomas Bayes 1702-1761 P(Ai|E)=(P(E|Ai)P(Ai))/P(E)
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Grazie per la risposta, cerco di rispondere alle tue osservazioni per meglio definire il contesto geologico.
In realtà quando parlo di frana con spessore di 10 metri intendo dire che sul terreno sono riscontrabili grossi movimenti come pure grosse deformazioni per cui vi è stato il fenomeno a cui accennavi tu (orientamento dei granuli lungo una superficie- fenomeno caratterisstico delle argille), dunque, secondo mè è opportuno utilizzare i parametri al residuo. La cosa che mi lascia allibito è chiedere di eseguire le verifiche con i parametri di tutti e tre gli strati in termini residui.
Per le simulazioni, ho provato a farne diverse e per diverse condizioni, soltanto che il risultato è fisicamente irrealizzabile, significherebbe affermare che lo spessore del materiale franato non è di 10 metri (come osservato dai sondaggi stratigrafici) ma di 40 metri. Il chè non è rapportabile con le dimensioni della frana sia in larghezza che in lunghezza. In effetti dovrei approfondire la questione del Phi_cv nella speranza che accettino questa impostazione. Comunque ti volevo ringraziare per le utili informazioni.
Se non hai indizi di scivolamento con grande deformazione avvenuto negli strati 1 e 2, perchè utilizzarlo?
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Iscritto: Feb 2009
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Ho dimenticato di dire che nei terreni, da analisi granulometriche si è riscontrata la presenza di sabbia-limo argille in diverse proporzioni..... per cui è difficile caratterizzarle dal punto di vista meccanico, bisognerebbe ricostruire, in modo continuo la variazione dei parametri meccanici, cosa molto dispendiosa... almeno che non ci affida alle prove in situ, e li tutta un'altra storia...
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Iscritto: Mar 2004
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Non avevi detto che una commissione sta propugnando l'utilizzo del phi_res per tutti gli strti della tua frana.
Nella mia precedente risposta ho scritto strati 1 e 2 ma mi riferivo ovviamente al 2 e 3.
Ti rispondi da solo quando dici che le simulazioni ti danno risultati del tutto incongrui con la realtà.
In un terreno così eterogeneo come quello che descrivi 3 campioni in effetti sono pochi...
"Data speak for themselves" -Reverend Thomas Bayes 1702-1761 P(Ai|E)=(P(E|Ai)P(Ai))/P(E)
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ciao McCoy ho dovuto smettere, sai mi davano problemi allo stomaco...tipo tremiti  Georok ha ragione McCoy, 3 campioni su 30 m sono pochini. Non vorrei che i funzionari abbiano sposato il binomio variabilità litologica-pochi campioni= valori mooolto cautelativi. Oppure nella zona di coronamento sono stati esposti gli strati sottostanti per cui temono degradazione ciclica dei terreni, oppure hanno visto che in successioni simili i fenomeni evolvono in fretta, o ancora negli strati sabbiosi si creano facilmente condizioni di saturazione....sto pensando e scrivendo. Non stento a credere che coi valori residui il pendio non stia su da solo (ma forse è quello che vogliono per invocare interventi!). Potresti procedere in back analysis: metti il pendio al limite e vedi i valori che escono, penso che saranno una via di mezzo tra residui e picco, probabilmente più vicini al cv. Così accontenti tutti e buonanotte. Ci potresti dare qualche valore indicativo dei parametri trovati così ragiono meglio? Si è parlato molto poco dell'acqua, è un parametro importante. un saluto
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ciao McCoy ho dovuto smettere, sai mi davano problemi allo stomaco...tipo tremiti  Oltre una certa soglia in effetti ho notato anch'io microtremori gastrici.
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