Concordo pienamente con George.
Aggiungo che il modello geologico tecnico non è univoco. Mi spiego meglio: il modello è parametrizzabile in molti modi (esempio lampante per gli ammassi rocciosi) e deve essere sviluppato in funzione del metodo di calcolo che l'ing. utilizzerà per le strutture.
Nell'analisi geomeccanica per uno scavo in sotterraneo, ad esempio, è necessario capire se servono le parametrizzazioni singolari di vari elementi (roccia e discontinuità, generalemnte utile per una analisi agli elemnti discreti) o se è richiesto un comportamento generale dell'ammasso (alla Palmstrong) utile ad una indagine più sfumata (es elemnti finiti).
Mi è capitato più volte di caratterizzare l'ammasso roccioso nelle varie parti (anche mediante importante campagna geognostica, prove di laboratorio), e gli ingegneri mi chiedevano semplicemente la classe RMR per assegnare una classe di scavo. Tali metodi, a mio avviso ormai superati, non verificano convergenze e/o deformazioni del cavo. Voglio dire che allo stato attuale delle possibilità di calcolo, si può approcciare il problema in termini di spostamenti (aprossimata quanto volete) e non più con classi precostituite e spesso sovrastimate (fonte spesso di incrementi di spesa inutili).
Tutto ciò implica un lavoro in parallelo o a 4 mani con l'ingegnere con il quali si valutano le aprossimazioni da apportare che sono esse stesse funzione del metodo di calcolo. In poche parole è inutile fare tante sofisticherie se poi l'ingegnere, suo malgrado, è costretto a afre calcoli aprossimativi. Solo un geolgogo però ha la reale sensibilità su come aprossimare, sfumare o correttamente rappresentare i dati utilizzati nei modello di calcolo che deve alla fine convergere. La campagna geognostica stessa è quindi funzione del metodo di calcolo che verrà utilizzato dall'ingegnere!
Il problema, ovviamente se lo si vuole approcciare seriamente e in modo innovativo, ha una complessità che richiede un approccio pragmatico diverso da quello che appare dalla rigida separazione delle competenze!