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mccoy Offline OP
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Potremmo intitolare questo thread "Il mistero della casa dello studente" o frasi simili, ma come è evidente dalle immagini che abbiamo visto in TV e sui quotidiani, e come riferiscono gli aquilani rimasti, edifici collassati, singoli o a gruppo, sono spesso ubicati accanto ad edifici nel complesso illesi. A 'macchia di leopardo'
L'apoteosi di questo fenomeno è la casa dello studente:


un gruppo di palazzine in cemento armato pluripiano, contigue, stessa tipologia ed età di costruzione, alcune sono rimaste in piedi, una è collassata causando vittime.

Sempre nel centro storico dell'Aquila edifici 'indenni' fanno da sfondo ad altri ridotti ad un cumulo di macerie :


Le precedenti immagini sono tratte dal quotidiano: Il Centro

La spiegazione spesso è strutturale, cioè dipende dal tipo di struttura e la sua adeguatezza sismica.
Le palazzine della casa dello studente invece erano uguali, cioè, con la stessa struttura in cemento armato e dimensioni; per cui sorge la domanda: 'perche una è caduta e le altre no?'

A svelare il mistero subentra la figura del geologo, del tutto trascurata dalla maggior parte dei media, non ostante rimanga lo specialista del sottosuolo sul quale poggiano le fondazioni degli edifici.

L'aquila sorge su quella che molti interpretano come una antica e gigantesca frana. Il terreno nel centro storico è spesso disomogeneo, brecce carbonatiche consistenti si alternano a tasche di argille, materiali da costruzione, con passaggi laterali a limi lacustri.

Uno o alcuni dei pilastri della palazzina collassata potrebbero essere stati costruiti su una di queste disomogeneità più deboli (specialmente se esistevano perdite di acqua). Questa è un ipotesi di lavoro, ma che non può essere esclusa a priori. Una delle assolute priorità del geologo è evitare l'occorrenza di situazioni del genere e allertare il progettista.

È noto come il terreno abbia la capacità di amplificare l'intensità delle onde sismiche, per cui la stessa tipologia strutturale in luoghi anche vicini può subire sollecitazioni molto più severe dello stesso identico edificio sito altrove.

La comunità dei geologi italiana, in seguito alla recente serie di norme sismiche che sono state emanate a partire dal 2003, sta cercando i mezzi più efficaci ed accurati per caratterizzare la cosiddetta 'risposta sismica locale' ossia l'amplificazione del sisma in funzione del sito, del suo sottosuolo e anche della topografia.
Come pure la corretta definizione dell'interazione tra terreno e struttura alla luce delle nuove norme sismiche.

Una delle evoluzioni più recenti e promettenti per la prevenzione di disastrosi effetti di risonanza tra terreno e struttura appare essere il tromometro digitale, che molti colleghi stanno sperimentando.

Molti altri metodi sono stati discussi in questo forum, lo scopo è quello di rispondere alla domanda: la struttura verrà o meno penalizzata dal tipo di sottosuolo sul quale poggia?

L'intervento del geologo è anche vitale molto prima della costruzione di edifici. Con il cosiddetto 'modello geologico' si pone in evidenza la pericolosità del sito nei confronti dei fenomeni idrogeologici, compreso il rischio sismico.

Era arcinoto ai geologi locali che gli abitanti dell'Aquila erano seduti su una polveriera. Un reticolo di faglie attive studiate dalla letteratura tecnica, che erano stranamente assopite da troppo tempo. In altri threads di questo forum, dopo la manifestazione dello sciame sismico che preludeva all'evento disastroso, si è iniziato a discutere della situazione e su come le autorità sono sempre state cronicamente inerti rispetto al problema. Queste non sono mere accuse o polemiche, sono dati di fatto oggettivi esposti e dimostrati da colleghi (me compreso) che hanno lavorato negli enti locali.

In questi casi il geologo può porre in evidenza le aree a maggiore rischio, da interdire a nuova edificazione, e nelle quali gli edifici esistenti dovrebbero essere schedati con checklists sulla vulnerabilità (ne esistono diverse tipologie).

Questo thread è stato scritto per porre in luce che la nostra professione può e deve essere parte attiva nelle opere di prevenzione e mitigazione del rischio sismico, quantunque i media se ne siano dimenticati.

Il thread iniziato subito dopo l'evento disastroso è stato cliccato migliaia di volte. Nel thread sullo sciame sismico si poneva in evidenza, ancora prima dell'evento del 6 aprile, che il quadro geologico suggeriva una forte pericolosità sismica per L'Aquila e che era necessario allarmare, e non rassicuare, i cittadini. L'intervento è stato letto pubblicamente dal canale la7 nella giornata di ieri, evidenziando il fatto che i geologi nel loro forum avevano 'previsto' il sisma.
Questa è l'occasione per informare l'opinione pubblica e non solo gli addetti ai lavori che i mezzi per mitigare, se non evitare i disastri, esistono, anche se sono spesso malvisti. Perchè impediscono a volte di costruire e a volte costituiscono un costo aggiuntivo. Ma nessuno sembra pensare all'incolumità dei residenti e che poi una casa in macerie non vale più niente...

Io ho delineato solo alcuni degli aspetti di interesse, invito i colleghi e chiunque altro ad aggiungere osservazioni personali, di tipo qualitativo o quantitativo.

Ultima modifica di mccoy; 09/04/2009 19:12.

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Occorrerebbe vedere il contesto d'insieme e areale, così potrebbe essere di tutto...
mi hanno detto, ma corregetemi, che alla casa dello studente è CROLLATA LA SCALA utilizzata come via DI EMERGENZA(interna)!!! appresso a lei tutto il resto. In questo caso faccio notare un "piccolo dettaglio" che in più occasioni in anni passati feci notare in convegni sulla sicurezza dei luoghi di lavoro, a valenti architetti ed ingegneri, molto rinomati, ossia: le scale di emergenza sono dimensionate e calcolate in base al numero max al piano di evacuanti.., sono chiamate più che scale di emergenza scale antincendio,(questo la dice lunga sull'approccio intelletivo e professionale). Concettualmente la scala di emergenza in caso di sisma, magari crolla l'edificio, rimane IN PIEDI!!! Può crollare tutto ma lei rimane in piedi!! Ora fare una buona scala per un edificio magari di 12 piani... voi capite che bell'intervento in fondazione!! aggiungo così per chi non lo sapesse, tale scala è distaccata dall'edificio.
Ora dico io... che razza di scale di emergenza aveva la casa dello studente?????
come sono state concepite?? ...forse la casa dello studente non aveva a priori i requisiti di sicurezza per essere.. la CASA DELLOSTUDENTE!!
Sicuramente i crolli hanno avuto cause multifattoriali:
risposta locale
liquefazioni
difetti costruttivi e progettali

in finale con una buona edilizia e pianificazione...





Il vero coraggio è come un aquilone, il vento contrario lo fa salire più in alto
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Riporto un mio post pubblicato su questo thread
http://www.geoforum.it/ubbthreads.php?ubb=showflat&Number=63271#Post63271

perchè lo ritengo in tema
C'è ancora gente che si chiede come mai certi edifici cadono ed altri no, attribuendone la colpa solamente al fatto che siano costruiti male; passi per la gente della strada ma, duole affermarlo, ieri ho sentito l'intervista ad un ingegnere che sosteneva questo.

Perchè nessun geologo che ci rappresenta agli alti livelli (ce ne sono ?) si prende la briga di spiegare, prima di tutto alla stampa, che esiste un rapporto tra sforzi e deformazione, che esiste un numero che si chiama Cofficiente di Poisson, che ogni movimento tellurico ha una distanza critica, che esistono onde dirette e onde rifratte, che le onde sismiche NON SI PROPAGANO sempre allo stesso modo, perchè i loro tempi e di conseguenza le loro velocità dipendono da quali strati attraversano, che esiste una teoria che parla di rebound e perchè nessuno dice che tutto questo (e molto altro ancora) dipende da una sola, unica, vessata, malconsiderata, odiosa parola che si chiama GEOLOGIA ????

MA SOPRATTUTTO PERCHE' NESSUNO RACCONTA CHE NON ESISTONO LE SCOSSE DI ASSESTAMENTO VISTO CHE NON C'E' NIENTE CHE DEBBA ASSESTARSI

E ancora, PERCHE' NESSUNO COMUNICA CHE GLI UNICI A CONOSCERE QUESTE COSE SONO I GEOLOGI ????


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Per una conoscenza dei luoghi post sismica vi riporto questo kmz da caricare in google earth:
http://mw2.google.com/mw-earth-vectordb/disaster/italy09/italy_earthquake_2009_nl.kmz

Si tratta di immagini IKONOS del 06/04.


Ultima modifica di gammarayburst; 09/04/2009 15:27.
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per tutti coloro, non tecnici, che fossero interessati ad una buona progettazione antisismica, vorrei sottolineare che l'aspetto del progetto delle strutture non è l'unico e più importante fattore che determina una buona progettazione antisismica.

Una buona progettazione antisismica delle strutture, non può prescindere da una altrettanto buona caratterizzazione sismica del sito (compito del geologo). Il sito non può essere caratterizzato genericamente da cartografia esistente o da esperienze nelle vicinanze. Tutte le informazioni che caratterizzano sismicamente il sito di edificazione, dovrà costituire l'input per la progettazione delle strutture.

Una buona progettazione antisismica quindi si basa su due figure principali e fondamentali: il geologo e il progettista delle strutture. Il geologo fornisce l'input sismico al progettista che dimensiona le strutture. Questo è un binomio imprescindibile.




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io credo che quell'ingegnere avesse ragione.

quando avviene la liquefazione e quindi il crollo dello stabile, ciò avviene per instabilità all'equilibrio, perchè la sede sottostante la fondazione si liquefa, e la fondazione non ha più "appoggio".
Assistiamo notoriamente ad una rotazione rispetto alla verticale dell'edificio ma non alla rottura delle parti.
se non in parti complessivamente grandi.
ora gli edifici videoripresi erano invece totalmente distrutti con la presenza della copertura al piano campagna senza visibile abbattimento per rotazione dell'edificio, un po' troppo per parlare di liquefazione.

Liquefazione forse si potrebbe definire il fenomeno che ha fatto abbattere parte dello stabile della "casa dello studente" che mi risulta essersi appoggiato all'edificio contiguo, però a quel punto mi risulta strano che ci fossero dei limi nel sottosuolo, tutt al più delle sabbie o quindi dei calcari, ma io non conosco il territorio, quindi non saprei.
Certo se il resto dell'edificio si è mantenuto in perfetto equilibrio e se n'è appoggiato solo uno in particolare, devo credere che, o si è trattata di liquefazione, o di rottura di alcuni pilastri esterni alla base.
quando analizzavo i dati del progetto VEL della Toscana su 268 sondaggi effettuati, credo che solo in un caso si raggiunse una situazione di terreno potenzialmente liquefacibile, è un fenomeno in Italia non così diffuso, quindi tendo a pensare per la casa dello studente si sia danneggiata per motivi strutturali piuttosto che di strato di appoggio.

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Scusa a cosa ti riferisci ?
Qui nessuno ha ancora parlato di liquefazione....non capisco il tuo riferimento....

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niente, devo aver sbagliato a rispondere al tuo commento leggendo quello di sopra.

comunque parlavo dell'effetto della liquefazione.

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Confermo, conoscendo la stratigrafia, che assolutamente non poteva trattarsi di liquefazione.

L'ipotesi avanzata, come ripeto, è quella delle disomogeneità o tasche di terreno più debole, forse accentuate da perdite d'acqua provenienti dall'edificio (caso tutt'altro che raro).

Potrebbe anche essersi verificato un fenomeno di amplificazione topografica.

La possibilità che ci sia stato un significativo controllo della geologia e della topografia su quegli edifici è suggerita dal fatto che tutta la fascia di Cristo Re, della villa comunale e di quel tratto di via XX settembre è stata davvero disastrata, e che le condizioni del sottosuolo e topografiche (al bordo esterno dell'altura sulla quale insiste il centro storico dell'Aquila) sono simili nell'area stessa.


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Caro McCoy,
vedo che hai aperto un post che condivide quanto da ma osservato in quello di Antonio Menghini, anche se in quella occasione non eri molto daccordo con la mia posizione.

Prendendo spunto dall'esempio da te fatto, e condividendo l'anilisi del post, se dovessi ora ricostruire quell'edificio applicando la nuova normativa troveresti giusto da parte di un geologo scervellarsi per trovare tutti khk, khi...insomma tutti i fattori e coefficienti per individuare con precisione anche i decimali delle resistenze delle fondazioni(la materia del nostro competere con gli ingegneri, ma che non è stata la causa del danno nell'edificio crollato) risolvendo invece il problema morfologico con quattro classi comprese tra T1 Superficie pianeggiante, pendii e rilievi isolati con inclinazione media i ≤ 15° e T4 Rilievi con larghezza in cresta molto minore che alla base e inclinazione media i > 30° (ma l’edificio dove va, in cresta in valle o lungo il versante?) salvo premettere Per condizioni topografiche complesse è necessario predisporre specifiche analisi di risposta (quali?cosa?come? perchè?)? Ripeto anche sulla classificazione dei terreni, considerando che il danno del tuo edificio è stato prodotto dalla trasmissione di energia sismica alle strutture e non da cedimenti delle fondazioni, perché se ora dovessi ricostruirlo nell'analisi geotecnica bisognerebbe coprire tutta la superficie di ingombro dell'edificio con indagini geognostiche lungo più verticali, per individuare le migliori soluzioni progettuali relativamenti a cedimenti differenziali e portanza, e per caratterizzare la risposta sismica locale (cioè quello che potrebbe rientrare nella modellazione geologica) useresti una media grossolana e indistinta dei prima trenta metri, senza cioè distinguere se un livello di sette metri di argilla si trova a 3 metri di profondità o a 23? Vogliamo parlare di faglie attive? Dicevi in un post che per essere prese in considerazione devono essere riconosciute altrimenti nessun costruttore ascolta le limitazione del geologo, semplicemente cambia geologo. ma è giusto che se durante uno scavo si riscontra la presenza di una faglia che taglia terreni olocenici è cosa di secondaria importanza (campo del geologo) , rispetto al calcolo dei valori decimali delle resistenze della fondazione? Non è una mega contraddizione esaltare il calcolo delle resistenza (campo ingegneristico) e sottostimare il valore delle azioni (campo geologico) intorno alle quali le prime dovrebbero essere calcolate? E’ possibile che non sia stata resa obbligatoria la redazione di carte geologiche e geomorfologiche, idrogeologiche in casi particolari, a scala locale oltrechè più ampia per un corretto inserimento del sito nel contesto geologico e geomorfologico?

. Dici nel tuo post “che la nostra professione può e deve essere parte attiva nelle opere di prevenzione e mitigazione del rischio sismico, quantunque i media se ne siano dimenticati”. I media? A me sembra che se lo siano dimenticato anche i legislatori, e che noi stessi facciamo occhi da mercante, competendo con gli ingegneri per avere il calcolo dei khjgqhkprk, considerata la strada più comoda per il riconoscimento economico, e non ci arrabbiamo per vedere riconosciuta l’importanza delle nostre competenze.

Andrea Ciampaglia

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