Caro McCoy,
vedo che hai aperto un post che condivide quanto da ma osservato in quello di Antonio Menghini, anche se in quella occasione non eri molto daccordo con la mia posizione.

Prendendo spunto dall'esempio da te fatto, e condividendo l'anilisi del post, se dovessi ora ricostruire quell'edificio applicando la nuova normativa troveresti giusto da parte di un geologo scervellarsi per trovare tutti khk, khi...insomma tutti i fattori e coefficienti per individuare con precisione anche i decimali delle resistenze delle fondazioni(la materia del nostro competere con gli ingegneri, ma che non è stata la causa del danno nell'edificio crollato) risolvendo invece il problema morfologico con quattro classi comprese tra T1 Superficie pianeggiante, pendii e rilievi isolati con inclinazione media i ≤ 15° e T4 Rilievi con larghezza in cresta molto minore che alla base e inclinazione media i > 30° (ma l’edificio dove va, in cresta in valle o lungo il versante?) salvo premettere Per condizioni topografiche complesse è necessario predisporre specifiche analisi di risposta (quali?cosa?come? perchè?)? Ripeto anche sulla classificazione dei terreni, considerando che il danno del tuo edificio è stato prodotto dalla trasmissione di energia sismica alle strutture e non da cedimenti delle fondazioni, perché se ora dovessi ricostruirlo nell'analisi geotecnica bisognerebbe coprire tutta la superficie di ingombro dell'edificio con indagini geognostiche lungo più verticali, per individuare le migliori soluzioni progettuali relativamenti a cedimenti differenziali e portanza, e per caratterizzare la risposta sismica locale (cioè quello che potrebbe rientrare nella modellazione geologica) useresti una media grossolana e indistinta dei prima trenta metri, senza cioè distinguere se un livello di sette metri di argilla si trova a 3 metri di profondità o a 23? Vogliamo parlare di faglie attive? Dicevi in un post che per essere prese in considerazione devono essere riconosciute altrimenti nessun costruttore ascolta le limitazione del geologo, semplicemente cambia geologo. ma è giusto che se durante uno scavo si riscontra la presenza di una faglia che taglia terreni olocenici è cosa di secondaria importanza (campo del geologo) , rispetto al calcolo dei valori decimali delle resistenze della fondazione? Non è una mega contraddizione esaltare il calcolo delle resistenza (campo ingegneristico) e sottostimare il valore delle azioni (campo geologico) intorno alle quali le prime dovrebbero essere calcolate? E’ possibile che non sia stata resa obbligatoria la redazione di carte geologiche e geomorfologiche, idrogeologiche in casi particolari, a scala locale oltrechè più ampia per un corretto inserimento del sito nel contesto geologico e geomorfologico?

. Dici nel tuo post “che la nostra professione può e deve essere parte attiva nelle opere di prevenzione e mitigazione del rischio sismico, quantunque i media se ne siano dimenticati”. I media? A me sembra che se lo siano dimenticato anche i legislatori, e che noi stessi facciamo occhi da mercante, competendo con gli ingegneri per avere il calcolo dei khjgqhkprk, considerata la strada più comoda per il riconoscimento economico, e non ci arrabbiamo per vedere riconosciuta l’importanza delle nostre competenze.

Andrea Ciampaglia