La determinazione della zona di rischio sismico deriva dall'analisi del territorio in relazione ad un'analisi probabilistica dei terremoti (non a caso si parla di tempo di ritorno e vita utile della struttura).
Tuttavia per chi fa pianificazione non c'è nulla del testo unico che segnali faglie o pericoli similari.
In altri forum per esempio si parla di Napoli e di pericoli derivanti dal Vesuvio.
Sempre in relazione al caso di Napoli la pianificazione dovrebbe basarsi su studi sulle zone che possono finire sotto colata lavica o peggio ancora sotto nube ardente.

Anche i terremoti sembrerebbe impossibile classificarli: tempo di ritorno, durata, ampiezza d'onda, tipo di oscillazione d'onda, magnitudo con due scale, frequenza d'onda, ampiezza d'area colpita, ipocentro ed epicentro....eppure è stata creata un'apposita scala per definire un livello di rischio.

Saluti