È vero in superficie osserviamo dei lineamenti che, se mostrano una attività recente, riscontrabile solo in presenza di depositi recenti interessati dai movimenti della faglia, è possibile siano correlati ad una struttura profonda interpretabile come faglia sismogenetica.

Nel seguente sito internet, che su consiglio di un collega uso spesso per redarre le mie relazioni sono indicate le strutture tettoniche “capaci” ovvero potenzialmente attive.
http://www.mais.sinanet.apat.it/cartanetms/File_Viwer_FlashMapping/136_ithaca_32.html

nella zona interessata dal terremoto è presente una sola grande struttura, che data l’estensione si presume abbia una notevole importanza. Le maggiori deformazioni mi sembra siano state indicate in un settore immediatamente a sud della faglia. Ho letto su qualche post che si parlava di fascia di rispetto da considerare per le faglie attive…ma a questo punto che fascia di rispetto devo considerare? Le maggiori deformazioni non sono in questo caso in corrispondenza della linea di faglia così come cartografata (forse anche per errori nella stesura delle carte?). A questo punto chiedo quali strumenti realmente efficaci abbiamo per individuare in superficie le faglie potenzialmente attive? Secondo me nessuno, perché tutto è perfettibile, perché spesso le cartografie sono redatte utilizzando i dati dei rilevamenti delle tesi di laurea e mai più ricontrollati, perché spesso non ci sono elementi per stabilire la potenziale attività di una struttura (ad esempio se mancano depositi recenti…non mi fiderei solo dei gradini morfologici che possono essere ricondotti anche ad altri motivi).
Poi ammesso che si riesca ad individuare una struttura potenzialmente attiva quanti di voi credono che per questo motivo si rinunci a costruire in quella determinata zona? Anche se c’è una normativa che lo vieta non pensate che saranno altri i criteri per prendere delle decisioni in merito?

Ripeto quanto detto in altri post. Il problema non è quanto siamo capaci a fare degli studi dettagliati sulla sismicità della zona, sulle faglie attive o sulla risposta simica locale, anch’io che sono ancora una dilettante con pochissima esperienza riesco a dare delle risposte concrete in merito. Il problema è che quasi mai siamo presi sul serio… a maggior ragione se non diciamo quello che si aspettano di sentirsi dire da noi cioè che non ci sono problemi per realizzare il progetto previsto. Basta pensare che invece di essere una delle prime cose da fare la relazione geologico-geotecnica arriva quasi tra le ultime cose…quando serve il deposito e spesso a progetto già definito.
Il problema è che le varie norme tecniche sono quasi sempre disattese, spesso solo per una questione di soldi, e se anche i progetti vengono redatti correttamente mancano i controlli nelle fasi di realizzazione, per cui quello che poi viene effettivamente realizzato non corrisponde quasi mai a quanto era stato inizialmente progettato.
Mi chiedo quando invece di chiederci perché non riusciamo a prevedere il terremoto ci venga richiesto di dare la nostra opinione senza necessariamente essere vincolati dai costi, e soprattutto venga considerata essa come presupposto fondamentale per decidere il da farsi. Attualmente non è così.
Scusate lo sfogo ma mi fa rabbia vedere che la gente è indignata solo perché non è stato dato l’allarme sulla base di quello che diceva Giuliani e non perché edifici anche recenti siano caduti con un sisma nemmeno tanto forte!
Saluti.
Katiuscia