Per non fare un poema devo sintetizzare le tante cose che avrei da dire. Speriamo che riesca a essere chiaro per non esser frainteso. E parlerò, per brevità, solo della questione attinente la protezione civile.
Ho seguito con particolare attenzione l’evento de L’Aquila un po’ in quanto cittadino, un po’ perché geologo e, non ultimo, perché mi occupo in prima persona di protezione civile (livello regionale).
Se n’è parlato tanto, spesso a sproposito, e solo da Santoro, l’ultima volta, c’è stata Titti Postiglione che se l’è cavata benino, per la posizione che occupa, e ieri al TG1 (o TG2) si è visto Ezio Galanti.
Il “sistema” della protezione civile è complesso e quindi complicato. Sarà vero che ce la invidiano nel resto del mondo, ma è anche vero che, per la frammentazione delle competenze, è un casino potersi districare tra le diverse amministrazioni.
C’è un livello centrale (il DPC) che, con la faccenda dei Centri Funzionali (ex Direttiva PCM 27/02/04), dirama gli avvisi di criticità: per il momento esistono solo quelli per il rischio idrogeologico e per il rischio incendi.
C’è un livello regionale che coordina (in realtà può anch’esso diramare gli avvisi di criticità se è stato costituito il Centro Funzionale Decentrato, ma solo per il rischio idrogeo e collegati) le attività degli Enti Locali.
C’è un livello periferico (province e comuni) che attua le disposizioni regionali. Il primo responsabile di protezione civile è il Sindaco che può, a sua discrezione, attivare procedure di emergenza se i casi lo richiedono.
Ci sono poi le Prefetture (cioè lo Stato) che, per i speciali poteri che possiedono, "prendono in mano la situazione" in caso di calamità di tipo c) (cioè grandi calamità, come per l'appunto un forte terremoto con distruzioni e morti).
Previsione, prevenzione e soccorso: sono queste le attività della protezione civile statuite dalla legge 225/92 (non è, quindi, come afferma Stellina la quale dice che la protezione civile è il Pronto Soccorso, semmai è anche il pronto soccorso).
La previsione è lasciata alla modellistica (e quindi al mondo accademico). Personalmente credo che, nel caso del rischio sismico, siano ancora troppo “bambini” e mi lasciano perplesso le sicure prese di posizione degli scienziati. Sarebbe più giusto lasciare spazio alla Ricerca (la maiuscola non è casuale) a 360 gradi, senza preclusioni (ma qui si toccano interessi forti), mettendoci il radon e, perché no, anche i lombrichi e i serpenti!
La prevenzione è strutturale (interventi di ingegneria, dalle frane ai corsi d’acqua agli edifici) e non strutturale (pianificazione di p.c.).
A sua volta la pianificazione di p.c. deve prevedere, tra l’altro, le misure precauzionali se dovesse verificarsi lo scenario di evento prefigurato: staff di tecnici comunali pronti a intervenire (i presidi operativi), aree di attesa, di ricovero, volontariato e così via.
Per gli interventi non strutturali e soprattutto per quelli strutturali ci vogliono risorse, tante, anzi tantissime, che non ci sono e che si stenta a trovare (tra l’altro, da quest’anno non esiste più il fondo regionale della protezione civile; per maggiori ragguagli, vedasi il sito del DPC).
In pratica: il Sindaco si muove se “dall’alto” gli viene detto che può avvenire qualcosa. Tuttavia, il Sindaco dovrebbe avere già predisposto (con soldi pubblici che lui non ha perché spesso non ha nemmeno quelli per pagare le bollette, figuriamoci la reperibilità dei funzionari) quanto necessario per fronteggiare l’emergenza attivandosi con gradi di allerta differenti (provenienti, lo ripeto, da un livello superiore). Se il Sindaco non ha un buon piano di protezione civile (testato con esercitazioni), gli riesce difficile fronteggiare una emergenza, specie se gravosa come un terremoto.
Certo, di fronte a un terremoto (che ancora non si può prevedere, nel senso di fornire luogo, data e magnitudo) non c’è pianificazione che tenga; però la pianificazione, se attuata a seguito di un allertamento, può aiutare a far giungere prima possibile i soccorsi e a sistemare la popolazione.
E’ una faccenda, ripeto, molto complicata e non priva di lacune e imperfezioni, ma bisogna lavorarci e sbatterci in prima persona per comprendere quanto difficile sia fare previsione senza allarmismi, prevenzione concreta (vedendosela con Sindaci, tecnici comunali, ciascuno con la propria idea ed esigenza) e gestire una emergenza.
Per Stellina: sei proprio così certa che a Catania e provincia la situazione sia rassicurante? Quanti cartelli con la dicitura “Area di attesa n. x” vedi in città? Quanta informazione è stata fatta dalla protezione civile comunale? Quanti edifici pubblici strategici sono stati messi a norma (ce l'hai presente l'ospedale Garibaldi o il Vittorio Emanuele, per esempio)? Quante aree attrezzate vedi in giro? Certo, qualcosa è stata fatta e si sta facendo, ma eviterei l’enfasi

Per capoUOB26: ciao, come te la passi lontano da noi? E cmq, è stata una grossa perdita

g. basile