caro Massimo, è proprio qui che volevo arrivare con le mie riflessioni: sull'obbligo di fare qualcosa a prescindere dalla comprovata utilità o da uno standard accettabile.
Se accettiamo già in partenza che sia obbligatorio fare una determinata prova, anche se il dibattito basato su questioni tecniche ci permette di obiettare che è una cosa che non ha molto senso, o almeno non ha sempre senso, allora ci saremo dati la zappa sui piedi da soli.
Potrà venire qualsiasi tecnico di un qualsiasi ente e contestarmi la mancanza di un elaborato che per me, professionista che firmo il mio lavoro, è perfettamente inutile. Se permetti questo è inaccettabile, soprattutto perché alla base delle scelte di indagine ci sono motivazioni serie.
E per non dove ricorrere a sotterfugi un domani che ci saremo legati le mani da soli, conviene confrontarci oggi e chiedere agli ordini una interpretazione non restrittiva della normativa, che ci tuteli da eccessi di zelo da parte di qualche ente.
Sta a noi giudicare se e quando ricorrere a determinate prove perché la situazione lo richiede, così come già si fa per le normali indagini geognostiche. Perché introdurre un obbligo che non ha nemmeno una motivazione tecnica accettabile in tantissimi casi?
La responsabilità di mettere la mia firma sui miei elaborati me la prendo io e se dico che un terreno appartiene alla categoria D lo dico convinto di quello che affermo. Che poi lo abbia ricavato da una prova penetrometrica, da un sillogismo o con la playstation 2, credo l’importante sia che posso dimostrare ragionevolmente quello che dico, a prescindere dal metodo utilizzato.
Se qualcuno mi dimostra l’utilità di questo “obbligo” lo accetto, ma così francamente non mi pare proprio il caso…e inizierei a muovermi prima che entri in vigore e non dopo.