Non conosco l'evento, potrei fare solo ipotesi.
Il fatto che "fu dichiarata" non è un dato scientifico

E qui le ipotesi si potrebbero tramutare in illazioni.
Comunque, in generale, è verosimile che un sisma anche non importante come rilascio di energia, possa avere effetti locali esagerati da situazioni puntuali che amplificano il danno, es. un edificio a cavallo di una faglia (anche non attiva), terreni di fondazione eccessivamente compressibili o sabbiosi con un certo range granulometrico, ecc.
Secondo mio fratello che per il suo lavoro SIT ha le mappe delle faglie e microfaglie della zona le faglie non sono proprio sotto di noi, ma una più a valle e una più a monte. Il terreno è lavico, col pozzo abbiamo un carotaggio di 80 mt, mio fratello ci è sceso, anche se il pozzo sarà a 400 mt dalla casa, ma insomma il terreno è abbastanza omogeneo.
Poi ho letto questo:
GNGTS – Atti del 23° Convegno Nazionale / 05.34
Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, Roma
Dipartimento Protezione Civile, SSN, Roma
Geocheck Srl, Misterbianco (CT)
I TERREMOTI VULCANICI DELL’ETNA:
NECESSITÀ DI UNA NUOVA DEFINIZIONE DI MAGNITUDO E DI DIVERSE LEGGI DI SCALAIl crescente uso di strumentazione a larga banda ha consentito di analizzare l’intervallo di frequenze tra 0.1 ed 1 Hz delle registrazioni degli eventi Etnei più
recenti. In particolare, attraverso questi nuovi dati è stato possibile investigare con maggior dettaglio le caratteristiche spettrali dei terremoti associati all’attività eruttiva dell’Etna dell’autunno 2002, incluso l’evento distruttivo di Santa Venerina del 29 ottobre.
L’analisi dei sismogrammi in termini di contenuto spettrale consente una nuova interpretazione della forte discrepanza tra la bassa magnitudo attribuita all’evento (M L 4.5) e l’elevato livello del danneggiamento (VIII grado MCS), solitamente attribuito alla superficialità dei terremoti vulcanici.
Le caratteristiche spettrali dell’evento del 29 ottobre 2002 suggeriscono che gli elevati valori di spostamento possano essere una delle cause del forte risentimento.
Il confronto tra gli spettri di risposta osservati e quelli previsti da Sabetta e Pugliese (1996) mostra che, per frequenze al di sotto dei 2 Hz, le ampiezze sono paragonabili a quelle di eventi tettonici con magnitudo sensibilmente superiore.
Dall’analisi dei dati a larga banda emerge quindi l’opportunità di introdurre una nuova definizione della magnitudo per i terremoti vulcanici dell’Etna, poiché la
componente LP di questi eventi è concentrata in una banda di frequenza che non è correttamente quantificata né dalla magnitudo Richter né dalla magnitudo-momento calcolata con i lunghissimi periodi (T > 30 s). Analogamente, le leggi di scala del moto deviano fortemente da quelle usualmente utilizzate per i terremoti tettonici.
Queste considerazioni evidenziano la necessità di un approccio più specifico per la valutazione dell’hazard nell’area etnea.