Sul
Blog di Marco Cattaneo ho trovato tra i commenti uno particolarmente interessante a firma del prof. Aldo Zollo, docente di Sismologia alla Federico II di Napoli, un fisico da sempre dedicatosi allo studio dei terremoti a 360°
"Due cose, una sul metodo scientifico e l’altra sul problema della decisione a partire da valutazione probabilistica dei fenomeni.
Il paradigma essenziale del metodo scientifico è la ripetibilità degli esperimenti. In parole povere: quello che osservi tu, con i metodi sperimentali che hai inventato e sui tuoi dati sperimentali, devo osservarlo anche io usando i tuoi stessi metodi sui miei dati. Quando Gasparini parlava di “precursori” deboli si riferiva essenzialmente a questo. Nessuno dei precursori utilizzati ha superato l’esame della ripetibilità sperimentale. Se Giuliani ha inventato un nuovo strumento ed un nuovo metodo basato sull’osservazione del radon (dalla sua presentazione ho dei dubbi fortissimi) che li renda pubblici insieme ai suoi dati e consenta ad altri di riprodurre i suoi esperimenti in altre aree. Se ciò non avviene, il suo approccio diventa para-scientifico: chiunque si ritenga libero di adottarlo o meno sul piano individuale, ma certo non lo propaganderei come un metodo scientificamente provato.
Altro punto evidenziato da Gasparini (e non mi sembra abbastanza messo in rilievo) è il problema della decisione (decision making) basata su di una predizione probabilistica di un fenomeno naturale.
Intanto stabiliamo bene i ruoli: da una parte ci sono gli scienziati che stimano le incertezze dei modelli predittivi e calcolano le probabilità. Dall’altra ci sono i decisori (che non sono e non devono essere gli scienziati) che sulla base di queste valutazioni intraprendono le azioni necessarie alla mitigazione dei danni producibili dai disastri naturali.
La predizione (”prediction”, previsione esatta, deterministica, breve termine) non è praticabile, la previsione (”forecast”, previsione probabilistica, medio-lungo termine) è invece possibile e di fatto viene attuata anche nel nostro paese per scopi di prevenzione.
Come deve agire il decisore di fronte alla presenza di un “forecast”, cioè una previsione probabilistica a medio-lungo termine? Gasparini dice (ma questa è una prassi consueta nell’analisi dei rischi industriali) che le decisioni vanno prese sulla base del rischio ACCETTABILE. Il rischio accettabile è il costo socio-economico che vuole pagare la società nel caso di evento disastroso. Qual è il costo che vuole pagare il nostro Paese nel caso dei terremoti e chi è preposto a prende tale decisione? Queste sono a mio avviso le vere domande che bisognerebbe porsi in questi giorni. Un esempio? Se il rischio accettabile fosse zero (nessuna perdita in vite umane) allora anche con probabilità relativamente basse di occorrenza di un terremoto di M>5.5 (per l’Abruzzo erano minori del 15 % in dieci anni dal 2004) in una zona identificata, bisognerebbe prendere la decisione di evacuare per un periodo indeterminato e lungo l’intera area soggetta a rischio. E’ un’ipotesi praticabile nel nostro paese? Siamo nelle condizioni di decidere sulla base di un rischio accettabile pari a zero? A queste domande, mi dispiace, ma non sono gli scienziati che devono rispondere, e forse farebbero bene ad evitare la vetrina mediatica di questi giorni e dire chiaramente come stanno le cose.
La prevenzione (costruzioni a norma, adeguamento anti-sismico dei vecchi edifici, diffusione dell’informazione e conoscenza tra le popolazioni a rischio) è una strada affidabile, e se conta l’esperienza in Paesi industrializzati più sismici del nostro, è anche quella che porta maggiori benefici"Aldo Zollo
In effetti il prof. Aldo Zollo viene alle riflessioni che io avevo posto alcuni giorni fa sul mio blog
Il Geologo.
Questo credo debba essere un'interessante ed importante punto di partenza per il futuro. Che ne pensate ?